Arenzano, il M5S: «Borgo Tinto, una vicenda che va avanti da 17 anni. Quali sviluppi?»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota del M5S Arenzano:

Quello che segue è opera di una ricostruzione fatta di ricerca e studio portata avanti dal Consigliere Comunale del M5S Arenzano, Sabrina Traverso, con il prezioso supporto legale di un avvocato che, nel pieno spirito M5s, ha messo a disposizione del gruppo, la propria competenza . È quindi un lavoro a quattro mani. L’esame e la problematizzazione di una vicenda che si pone al pubblico dibattito.

Nel 2001, il Comune di Arenzano ha stipulato, con un soggetto privato, una Convenzione Urbanistica mediante cui si stabiliva l’attuazione delle previsioni edificatorie ed urbanistiche del piano particolareggiato interessante la zona denominata successivamente “Borgo Tinto”.

Il Comune di Arenzano, nel 2015 ha deciso (dopo avere trattato con altro soggetto – nel frattempo subentrato a quello originario – per giungere a una transazione delle questioni pendenti) prima di diffidare detto soggetto all’adempimento, successivamente proponendo ricorso al TAR Liguria per l’accertamento del mancato ottemperamento alle obbligazioni previste dalla convenzione urbanistica prot. n. 93425/2001 per l’attuazione del piano particolareggiato in località Terralba.

Il Ricorso si è concluso favorevolmente al Comune di Arenzano, con la sentenza n. 480 del 2017, la quale ha precisato quanto avrebbe dovuto essere fatto dal soggetto privato ed invece non è stato realizzato.

La storia è lunga. Occorre avere la pazienza di leggere. Come diceva Einaudi, conoscere per deliberare.

In particolare, il Giudice Amministrativo, dopo aver fatto esperire Consulenza Tecnica d’Ufficio, ha così sostanzialmente indicato lo stato dei fatti: il piano particolareggiato prevedeva la costruzione di alcuni corpi di fabbrica a civile abitazione, con le conseguenti opere di urbanizzazione, necessarie per poter rendere agibili ed utilizzabili tali manufatti. Questi edifici avrebbero occupato la porzione di area compresa tra gli stabili esistenti (edifici privati ed il manufatto denominato ‘ex filanda’ ad uso pubblico) e la riva degradante verso l’autostrada, in un immaginario percorso verticale e pressoché rettilineo, che partendo da via del Giappone scendeva sino al confine a est del comparto. La porzione di area restante, a sud, compresa tra i fabbricati in divenire, adiacenti a via del Giappone ed i due livelli di parcheggio antistanti l’ospedale, avrebbe preso forma di area verde attrezzata.

Da convenzione risultava anche di competenza del soggetto attuatore, l’accordo di creare un allargamento della carreggiata di via del Giappone nel tratto prospiciente l’area verde attrezzata. Non essendo, la zona prescelta per gli stabili, pianeggiante, occorreva, oltre agli sbancamenti necessari per le costruzioni, creare un percorso di distribuzione agli edifici che avesse le pendenze a norma per essere percorribile a piedi come con i mezzi. Tale percorso sarebbe diventato la nuova strada di comparto; in tale contesto, si prevedeva la creazione di un’ansa, all’interno della quale, da progetto, c’era la costruzione di un’autorimessa a piani interrati, e di un parcheggio a raso (PP3), che occupava l’estradosso dell’ultimo solaio, di copertura dell’autorimessa. A monte di via Marconi e dirimpetto al parcheggio suddetto, un’ampia zona verde era destinata a diventare un parcheggio a raso su due livelli (PP4), il primo lungo il limitare di parte della pubblica via, ed il secondo, retrostante ad esso e ad un livello superiore; dietro al parcheggio; la porzione di lotto restante, sarebbe rimasta a verde perpetuo non attrezzato (VPNA1). Il parcheggio già esistente, di fronte all’ospedale, ed adiacente a via del Giappone, secondo la convenzione avrebbe dovuto essere traslato verso sud per liberare parte dell’area occupata all’epoca e permettere la costruzione dell’edificio commerciale a progetto. Esso, riposizionato, quindi ricostruito parzialmente (PP1A e PP1B), avrebbe, da progetto, dovuto avere un fondo uniforme con le giuste pendenze per consentire la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche, corpi illuminanti e regolare segnaletica orizzontale e verticale. Il muro di contenimento del terreno, che ne determinava il confine a valle, costituito in un primo tratto da un muro in cemento armato e nel secondo tratto da un’opera di sostegno in elevazione, avrebbe dovuto essere interamente realizzato in c.a. L’opera di sostegno esistente, che si presentava come opera provvisionale, avrebbe dovuto essere sostituita con un tratto in elevazione in c.a., opportunamente ancorato al tratto esistente. L’area sottostante, delimitata ad ovest dal muro di cui sopra, anch’essa adibita a parcheggio e assai maggiore dimensionalmente rispetto alla precedente, doveva essere ceduta al Comune di Arenzano.

L’ultimo parcheggio (PP2) a progetto avrebbe occupato la piccola ansa compresa tra via del Giappone e le abitazioni di progetto più a monte ed era di competenza della cooperativa. Infine un’area a verde non attrezzata era predisposta sul confine a est del comparto (VPN2).

La convenzione inoltre stabiliva che le opere di urbanizzazione primaria e secondaria realizzate cioè le strade, i parcheggi, i condotti idonei alla raccolta ed allo scarico delle acque nere ed i relativi allacciamenti alla rete principale urbana, la rete idrica per l’erogazione di acqua potabile, la rete per l’erogazione dell’energia elettrica, del gas, la rete telefonica, la pubblica illuminazione e gli spazi a verde, venissero poi ceduti al comune.

Un ultimo punto in convenzione prevedeva che il soggetto attuatore partecipasse ai lavori di ampliamento e messa a norma dell’edificio adibito a scuola materna ed asilo nido, in misura ancora da quantificarsi, ma non inferiore a lire 800.000.000. Per questo ampliamento il comune possedeva già un progetto definitivo ed un’approvazione di massima per la contrazione del mutuo, dettagli conosciuti dal soggetto attuatore in quanto presenti in convenzione all’articolo terzo.

Così ricostruiti gli obblighi derivanti dalla convenzione e desumibili dal chiaro tenore letterale della stessa, gli esiti della consulenza ordinata dal giudice hanno evidenziato lo stato di attuazione non definitiva degli stessi.

<Il soggetto attuatore non realizza il parcheggio PP1A-PP1B, limitandosi a lasciare il parcheggio preesistente allo stato originario, che risulta privo di ogni opera di urbanizzazione primaria (raccolta e smaltimento acque bianche, allaccio al collettore, pozzetti di raccordo e di ispezione, caditoie, illuminazione) imposta in convenzione per la creazione dei nuovi PP1A e PP1B.

Neppure è stato consolidato il muro di contenimento del terreno che sorregge il parcheggio suddetto esistente, e che avrebbe dovuto sorreggere quello in divenire, mediante il rifacimento della porzione provvisoria del muro con un’opera definitiva in c.a. Ciò determina che, oltre a non esser stato creato un nuovo parcheggio su quest’area in sostituzione di quello esistente, l’area a parcheggio ad oggi visibile poggia su un sedime non sicuro dal punto di vista statico, poiché il muro di contenimento del terreno avrebbe dovuto essere appropriatamente consolidato.

Non sono state dal privato attuatore cedute le aree su cui insistono i parcheggi PP1A e PP1B.

Non è stata ceduta l’area a parcheggio di fronte all’ospedale, che si trova ad un livello sottostante rispetto a via del Giappone ed a PP1A e PP1B. Sul punto va precisato che quest’area ricade in parte dentro alla perimetrazione del PP ed in parte fuori, ma il soggetto attuatore si impegnava a cedere l’intero mappale che contraddistingue l’area, sia quindi la parte interna che quella esterna al comparto.

Non sono state cedute le aree su cui insistono i parcheggi PP3, PP4 e via Caproni. Sul punto va precisato come il consulente tecnico abbia reperito verbali di consegna provvisoria al Comune, in attesa degli atti per il passaggio di proprietà delle aree e delle rispettive strutture. Resta quindi la necessità di disporne il formale trasferimento della proprietà oltre al mero possesso. Sul punto, se per un verso la consegna non è tale da integrare del tutto gli obblighi di convenzione, per un altro verso evidenzia in ogni caso un comportamento di del soggetto attuatore teso a mitigare le proprie responsabilità debitorie.

Non sono state cedute le aree a verde non attrezzato VPNA1 e VPNA2. Al riguardo, occorre precisare che mentre la prima risulta aperta al pubblico passaggio ed utilizzo, non essendo delimitata da alcuna recinzione, la seconda si presenta recintata nell’intero perimetro e tale recinzione termina con un cancelletto chiuso a chiave, che non risulta accessibile al pubblico ed agli uffici comunali (in contrasto con gli obblighi di convenzione).

Non è stata ceduta l’area identificata a catasto al Foglio 23 mappale 170, adiacente all’area VPNA1. In convenzione è specificato che le aree, al momento dell’atto di cessione, dovranno essere in perfetto stato di manutenzione e libere da persone e cose.

Infine la ctu conferma come non sia stato adempiuto l’obbligo a collaborare all’ampliamento delle scuole pubbliche, quantificato con la somma di 800 milioni di lire>.

A fronte di quanto precede, il TAR Liguria ha pronunciato a favore del Comune di Arenzano il seguente dispositivo:

“a) accerta l’inadempimento degli obblighi di cessione e trasferimento delle aree, delle proprietà e delle opere indicate in motivazione;

b) dispone il trasferimento della proprietà, ex art. 2932 C.c., in favore del Comune ricorrente, ordinando al competente Conservatore dei registri immobiliari di procedere alle relative trascrizioni;

c) condanna parte resistente al pagamento della somma totale pari ad euro 532.439,02, oltre interessi legali”.

La Capogruppo M5s Arenzano, Sabrina Traverso, ha pertanto depositato un’interrogazione per conoscere il motivo per cui, ad oggi, non sia ancora stata manifestata da parte di questa Giunta la volontà di eseguire suddetta sentenza, a prescindere dal grado di giudizio della stessa.

Nel prossimo Consiglio Comunale, avremo la risposta.

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