Cogoleto, perché anche il M5S dice no allo Sprar

Sulla questione dei richiedenti asilo interviene anche il M5S cogoletese, che durante il consiglio comunale di stasera (qui l’ordine del giorno) dirà no all’adesione di Cogoleto alla rete Sprar, come già aveva annunciato anche il centrodestra.

Perché criticare il passaggio da Cas a Sprar? I pentastellati prendono questa posizione per una serie di motivi, il primo dei quali è che «la stessa clausola di salvaguardia, che è l’unico grande vantaggio della presentazione di un progetto Sprar, è stata già disattesa in diversi casi, come dichiarato da Biffoni, sindaco di Prato e rappresentante immigrazione dell’Anci, lo stesso Biffoni che a novembre del 2016 invitava i comuni dell’Anci ad aderire allo Sprar per la clausola di salvaguardia. Quest’anno passeremo da 180.000 mila a 200.000 richiedenti asilo gestiti dallo Stato, e non ci sono segnali che il trend sia in diminuzione. Nonostante lo sviluppo della rete Sprar, il numero dei migranti sarà comunque destinato a crescere e unilaterarmente da parte del governo potranno, o con l’attivazione di ulteriori posti all’interno del progetto, o con
l’attivazione di Cas in situazioni di crisi, aumentare il numero delle persone accolte. In
sintesi, siglare il patto non garantisce che prima o poi non vengano aperti i cancelli dell’
opp per un Cas, o peggio, per un hub».

Il M5S spiega ancora i motivi del no in un articolato comunicato stampa: 

«Secondo motivo di carattere sociale – dire di sì al progetto Sprar significa dichiarare che il gruppo del M5S Cogoleto è d’accordo con l’attuale sistema dell’accoglienza in Italia, dall’attività delle ONG lungo le coste della Libia, al mantenimento di ogni richiedente asilo ad libitum visto l’intasamento delle trafile burocratiche (ci teniamo a ricordare che gli attuali ospiti delle strutture di Pratozanino, a settembre del 2016 erano considerati “in transito per circa 2 mesi”) che sfoceranno probabilmente in riesame, processo e cassazione, tutto al moderato costo di circa 1050 euro al mese a migrante, risorse che non finiranno neanche nelle tasche degli interessati ma ingrasserà un tessuto improduttivo della società come il mondo delle cooperative e dell’associazionismo. Questo sta alla sensibilità di ognuno, ma con la disoccupazione a circa il 12% (e un tasso di inattività al 35%) importare manodopera per lo più non qualificata e offrirle ammortizzatori sociali che gli abitanti non hanno più (sanità per lo più gratuita, corsi ad hoc di avviamento professionale e di accesso all’edilizia popolare) non ci sembra giusto. Si potrebbero invece fare investimenti per la piena occupazione».

Il terzo motivo è di carattere economico: «Nonostante l’incentivo promulgato da Minniti di 700 euro l’anno a migrante che il comune può liberamente spendere, è difficile, senza aver sott’occhio il progetto che verrà presentato, capire se e quanto il comune guadagnerà. Per ora c’è una deroga al finanziamento che porta al 95% la quota coperta dallo stato italiano, rispetto ad un 5% del comune; ma è una deroga alla regola di base che indicava l'80% come limite massimo, un incentivo insomma, che non è garantito resti invariato. In più, oltre al 5% del progetto, il comune dovrà accollarsi tutta una serie di oneri amministrativi, a cui andranno corrisposti dei pagamenti che aumenteranno il costo del progetto, erodendo l’eventuale benefit dei 700 euro. Inoltre, essendo un progetto comunale a finanziamento statale, esso va rifinanziato, e tale rifinanziamento è una scelta politica. Il Cas è affare del Ministero dell’Interno, mentre lo Sprar del Comune. Dovesse esserci un cambio di governo da qui a 3 anni (cosa auspicabile) la struttura verrà rifinanziata? Verrà chiusa? Gli ospiti che fine faranno, e di chi saranno competenza? Del comune di Cogoleto, o subentrerà di nuovo la prefettura? Aderendo allo Sprar rischiamo, lì sì per motivi di ordine pubblico e schiettamente umanitari, di dover mettere a bilancio del comune la struttura ed il suo smantellamento. Vi è la responsabilità, nell’adesione del progetto, di prendere almeno 40 persone e garantire loro, nel minor tempo possibile, una casa e un lavoro in modo da essere autosufficienti. Non pensiamo sia fattibile».

Il quarto e ultimo motivo sta nell’incertezza delle garanzie finora pervenute: «Il progetto Sprar è stato istituito nel 2002. Nell’agosto del 2016 è stato semplificato il
processo di accesso a tale progetto cambiando le accettazioni da biennali a due volte
l’anno. L’adesione del comune di Cogoleto è stata inizialmente data nella prima parte del
2017, con incontri tra i rappresentanti della rete Sprar e i tecnici comunali. Nel passaggio
in commissione della settimana scorsa, alle minoranze è stato riferito che non esiste
ancora nessun progetto concreto a riguardo di questa struttura. Al momento si parla solo
di ospitare altre 14 persone oltre le 26 residenti e di predisporre un altro appartamento.
Non è credibile che un progetto ventilato da mesi e che andrebbe presentato nella prima
scadenza utile entro il 30 settembre (salvo proroghe), sia ancora da fare tra agosto e
settembre. Ad oggi, non ci pare sostenibile alloggiare 40 persone in 5 appartamenti, il cui spazio andrebbe ulteriormente eroso dalla destinazione di alcuni vani per attività culturali. Senza un progetto concreto, in cui siano visibili sia i servizi offerti che i costi sostenuti, il gruppo consiliare del M5S non può dare il suo nullaosta».

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Parco Tubi Ghisa
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Da sabato 26 a lunedì 28 agosto grande Festa di Sciarborasca. Si comincia sabato 26 agosto alle 8 con l’apertura del Mercatino delle opere del proprio ingegno, che si protrarrà fino a fine festa. Alle[...]
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Dopo l’accordo di collaborazione stipulato in febbraio tra il Collegio Regionale delle Guide Alpine Liguria e l’Ente Parco, ha preso il via un calendario di appuntamenti per avvicinare alla pratica di sport di montagna. Per[...]
Parco del Beigua