Parole, parole, parole – Arvì, aprile

Maria Elena Dagnino, cogoletese, è stata professoressa di italiano e latino nei licei per 40 anni. Ora è docente per l’Unitre di Arenzano Cogoleto, di cui è anche socia storica.

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ARVI’- APRILE, il mese della Pasqua; di origine incerta, forse etrusca, certo collegato al verbo latino aperire perché è il mese in cui si aprono le gemme e… le finestre: la primavera si fa sentire!

A proposito di primavera ecco un bellissimo passo delle Georgiche di Virgilio dedicato alla primavera tradotto da Salvatore Quasimodo:

“Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera; a primavera
gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
con piogge fertili nel grembo della consorte,
immenso si unisce all’immenso suo corpo,
accende ogni suo germe. Gli arbusti remoti risuonano
del canto degli uccelli, e gli armenti ricercano Venere,
e i prati rinverdíseono alle miti aure di Zèfiro.
E i campi si aprono; si sparge il tenero umore;
ora al nuovo sole si affidano i germogli.
E il tralcio della vite non teme il levarsi degli austri
né la pioggia sospinta per l’aria dai larghi aquiloni,
ma libera le gemme e spiega le sue foglie.
Giorni uguali e cosí luminosi credo brillarono
al sorgere del mondo; fu primavera, allora.
primavera passava per la terra. Ed Euro
trattenne il soffio gelido quando i primi
animali bevvero la luce, e la razza degli uomini
alzò il capo nei campi aspri, e le belve
furono spinte nelle foreste e le stelle nel cielo.

Ma la primavera significa anche Pasqua i cui simboli spesso ignoriamo o ne abbiamo perso il significato: lo scorso anno parlai dell’uovo simbolo della nuova vita che Cristo con la sua resurrezione ci offre, ma altri e belli sono i simboli della Pasqua: per esempio l’agnello e la colomba che non mancano mai sulle nostre tavole nel giorno della Resurrezione.

L’agnello: sacrificato per la salvezza degli Ebrei, per permettere loro la “peshiah” cioè il passaggio dall’Egitto, in cui erano schiavi, verso la Terra Promessa, diventa il simbolo di Cristo che permette il “passaggio” dal peccato alla Vera Vita, il morire dell’uomo vecchio, che è in noi a causa del peccato, per giungere con Cristo risorto a vivere la vita di figli di Dio. L’agnello era l’animale sacrificale preferito in Israele: Giovanni Battista riconosce in Gesù il vero agnello.

La colomba: il dolce in forma di colomba può simboleggiare sia il Cristo sia lo Spirito Santo. Frequente nell’arte cristiana primitiva la colomba come simbolo di Cristo: se essa si posa con un ramoscello d’olivo nel becco sulla poppa di una barca stilizzata, è il Salvatore che viene a proteggere la Chiesa nella sua navigazione attraverso i secoli.

Famoso rimane lo scoppio del carro, detto “il brindellone”, a Firenze: i fuochi sarebbero il simbolo dello Spirito Santo, la colomba il Cristo risorto, il carro i fedeli; per altri il carro sarebbe simbolo del Santo Sepolcro e i fuochi il Cristo che risorge.

                                                BUONA   PASQUA!!!

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Rubrica a cura di Maria Elena Dagnino, cogoletese, ha insegnato italiano e latino nei licei per 40 anni. Ora è docente per l’Unitre di Arenzano e Cogoleto, di cui è anche socia storica

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