Video – Al Cinema Sivori di Genova “Tra cinque minuti in scena” di Laura Chiossone, regista di origini arenzanesi

Una vista mozzafiato…  l’orizzonte é una linea nitida che separa in modo deciso il celeste del cielo dall’azzurro intenso del mare. Il grand’angolo copre il golfo ligure dalla Palmaria a Capo Cervo, con davanti la tonalità del verde dei pini a riempire il panorama da cartolina che si presenta davanti agli occhi di chi, salendo sulle alture di Arenzano lungo il viale Unità d’Italia, raggiunge Cucù, frazione che deve il nome al Cuculo che all’alba dà la sveglia ai pochi abitanti.  E’ da qui che risalgono le origini dei nonni di Laura Chiossone, giovane regista con già alle spalle una corposa gavetta di cortometraggi, spot pubblicitari, videoclip musicali, nonché documentari storici ed a sfondo sociale, tutti all’altezza del suo cognome, che a Genova richiama subito alla memoria Edoardo (l’artista che incise il primo yen giapponese, la cui collezione d’arte orientale fa bella mostra al Museo all’interno di Villetta Di Negro) e David (brillante scrittore di commedie e racconti, fondatore tra l’altro dell’Istituto dei Ciechi che porta il suo nome).

Fra i tanti videoclip musicali, con i quali Laura ha iniziato il suo lavoro di regista (i più celebri sono “Musa” dei Marlen Kunz, “Canzone di Natale” di Morgan, “Dentro una scatola” di Mondo Marcio, “La gioia del risveglio” di Angelini, “Domani” di L’Aura, “Aspetto una domanda” di Niccolò Agliardi, solo per citarne alcuni), ve n’ è uno ambientato nei ‘carruggi’ della Genova vecchia, con immagini girate con fotografie consequenziali, che danno un’ idea particolare e piacevole del movimento, che ci piace segnalare. Le riprese mostrano i vicoli attorno a via Prè, Porta di Vacca, il caratteristico frontale in bianco nero della Chiesa di San Lorenzo, il porto mercantile zeppo di gru e container…. tanti spicchi di città, che portano a galla la “genovesità” dell’artista, intesa come radici, anche se è a Milano che è nata, vive e lavora. La canzone è degli Otto Ohm : “Domani”, dolce e bella da ascoltare, mentre scorrono le immagini di Genova davanti agli occhi, ricche del fascino particolare dei suoi vicoli e della sua gente.

Quanto ai cortometraggi (meriterebbero di essere citati tutti, oltre che visti), a nostro parere la menzione é d’ obbligo per  “La piattaforma”, girata ai Bagni Pizzo di Arenzano (winner dl un Tellaro Festival Film) e per “Broadcast” (che ha visto il debutto nel cinema di Paola Barale, in un’ insolita ed imbruttita veste di una vecchia sopravvissuta alla fine del mondo).

Tra i suoi lavori più apprezzati non si può non citare “Necesitas algo, nena?”, girato a Buenos Aires  col patrocinio di Amnesty International e della Regione Calabria, che tratta il drammatico tema dei ‘desaparecidos’ argentini, coperto abilmente, all’epoca, dai generali ed ammiragli argentini con il  ‘battage’ pubblicitario dei Campionati del Mondo di calcio nel 1978. E’ la storia toccante di un’ emigrante italiana, vittima – fra i tanti – di un regime militare macchiatosi di crimini orrendi e che fece sparire nel nulla una generazione di civili.  Girare questo documentario ha rappresentato per la regista un’esperienza di vita che l’ha arricchita sul piano professionale, soprattutto dal lato umano: le interviste a parenti o amici dei ‘desaparecidos’, che rievocano i loro tremendi ricordi sono veramente toccanti.

Altro documentario di valore è quello recentemente girato per la Provincia di Milano, all’oggetto “caregivers” (i famigliari) per gli anziani, dal titolo “In famiglia, vivere con la badante”, che mette in luce, con tre differenti linguaggi (documentario, rappresentazione teatrale ed approfondimento con uno psicologo), quelle che sono le problematiche cui vanno incontro le famiglie nell’affrontare e dover risolvere i bisogni di assistenza dei genitori non più autosufficienti. Un video che arriva decisamente nel profondo dello spettatore, come é nello stile della regista, che riesce ad affrontare questo difficile argomento, in cui tutti siamo coinvolti, anche con un’ironia che strappa sorrisi, misti a commozione.

E’ partendo da questo tema che nasce l’idea di mettere in cantiere “Tra cinque minuti in scena”, una commovente storia di dipendenza fra madre (non più autonoma) e figlia (attrice) in un gioco di scatole cinesi, dove mixando documentario, teatro e fiction, la regista racconta – con padronanza della materia e sensibilità non comune – l’amore e la fatica che comporta l’assistenza ad un anziano, dando respiro all’umanità insita in ognuno di noi.  Non di meno, il film mette in luce le difficoltà, tutte italiane, del fare teatro, ove le sale chiudono e le compagnie si sciolgono. Unanimi le critiche nell’elogiare la forza del messaggio dell’ottimo cast (Gianna Coletti e la sua straordinaria mamma Anna, Gianfelice Imparato, Luca Di Prospero, Anna Canzi, Elena Russo Arman e Urska Bradaskia) di questo film coraggioso e spiazzante, con una sarcastica ironia che fa sorridere anche di fronte alle nostre angosce.

Il film, impreziosito da una fotografia di gran classe da parte di Alessio Viola e Francesco Carini, è stato premiato in Francia al Festival di Annecy e in Italia al Concorso Rivelazioni Cinema Italiano visto da Milano ed uscirà nelle sale il prossimo 27 giugno (a Genova al Cinema Sivori), distribuito da Parthenos.

 Claudio Nucci

 

Guarda il trailer del film:

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