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Amici a quattro zampe – Emergenza processionaria, i consigli del veterinario

Da alcune settimane, nella nostra cittadina, complice la situazione climatica che sta caratterizzando quest’inverno, si rileva una elevata presenza di processionaria del pino, Traumatocampa (Thaumetopoea) pityocampa che sta preoccupando molte persone. Al riguardo il Dipartimento Politiche Agricole e Sviluppo Rurale precisa che si tratta di un lepidottero nei confronti del quale il D.M. 30-10.2007 istituisce la lotta obbligatoria che deve essere attuata dai proprietari delle piante stesse. Infatti, oltre ai danni arrecati alle piante, le larve possono causare effetti sanitari negativi attraverso i peli urticanti che, liberati nell’ambiente, determinano spiacevoli irritazioni cutanee, alle mucose, agli occhi e alle vie respiratorie delle persone che incautamente tentano di rimuovere i nidi o che si soffermano sotto le piante infestate.

I cani, annusando il terreno, possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono il corpo dell’insetto. I peli sono fortemente urticanti: si infiggono nella pelle come farebbe l’ago di una siringa e causano subito un eritema (arrossamento) papuloso molto pruriginoso. I casi più gravi si hanno quando i peli riescono a giungere in contatto con l’occhio, con le mucose in generale, con la bocca o quando riescono ad entrare nelle vie respiratorie e digestive. Il cane in questi casi sviluppa sintomi spesso gravi e che necessitano di una visita veterinaria urgente.

Il primo sintomo è l’improvvisa e intensa salivazione, provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico della bocca (della lingua in particolare) ed in forma meno grave dell’esofago e dello stomaco. Il fenomeno non diminuisce né si attenua col passare del tempo, anzi, a seguito del contatto si scatena un’infiammazione acuta che colpisce immediatamente la lingua che subisce un notevole aumento di volume raggiungendo dimensioni spaventose tali persino da soffocare l’animale.

I peli urticanti del bruco della processionaria, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni di lingua. Altri sintomi rilevanti sono: la perdita di vivacità dell’animale, febbre, rifiuto del cibo, vomito e diarrea emorragica. Nel caso si rilevi la presenza sugli alberi di nidi larvali, peraltro facilmente identificabili per la loro grandezza, si consiglia di asportarli e bruciarli (rivolgetevi a ditte specializzate) adottando tutte le dovute precauzioni per non venire a contatto con le larve stesse. Sulle giovani larve si può impiegare il Bacillus thuringiensis, prodotto biologico di libera vendita che non ha alcun effetto tossico sull’uomo e sugli animali: il trattamento si può ripetere a distanza di 10-12 giorni, vista la modesta persistenza del prodotto, soprattutto in caso di comparsa scalare delle larve.

Riassumendo:

A prima vista la processionaria del pino può sembrare soltanto un curioso lepidottero innocuo. Ma in realtà può rappresentare un pericolo per l’uomo e gli animali, a causa dei suoi peli urticanti.

La processionaria, che appartiene alla famiglia dei Taumetopeidi, si ciba degli aghi di tutte le specie di pino, in particolare pino nero, pino silvestre e pino marittimo, ma anche di alcune specie di cedro.

Dalla processionaria però ci si può difendere. Ecco come:

Durante l’inverno, tra novembre e febbraio, occorre controllare le piante per verificare la presenza dei caratteristici nidi sulle chiome e soprattutto all’estremità dei rami. E’ in questo periodo che si deve intervenire procedendo alla loro rimozione. L’operazione di rimozione e distruzione dei nidi deve essere effettuata da personale specializzato ed adottando tutte protezioni individuali indispensabili per evitare il contatto con i peli urticanti delle larve.

Nella prima metà di giugno possono essere installate trappole a ferormoni mentre all’inizio dell’autunno è possibile effettuare trattamenti sulle piante infestate l’inverno precedente.

I vari interventi da mettere in atto per combattere la processionaria devono essere attuati direttamente da parte dei proprietari delle piante interessate dall’infestazione.

Nel periodo primaverile, tra la seconda metà di marzo e la fine di aprile, le larve lasciano i nidi, nutrendosi e spostandosi in processione verso il basso. Si osservano facilmente sui tronchi, sull’erba, sul selciato. Questo periodo coincide con la massima pericolosità dell’insetto dal punto di vista sanitario perché le larve, provviste di peli urticanti, possono arrecare fastidiosissimi eritemi cutanei, oculari e delle vie respiratorie a chi ne viene in contatto diretto o a causa della dispersione dei peli nell’ambiente.

Nella stagione primaverile, poi, non è possibile procedere mediante l’asportazione dei nidi, operazione che si effettua in inverno, né intervenire con trattamenti specifici, che solitamente vengono realizzati in autunno. Pertanto, si invitano i cittadini a prestare massima attenzione durante le passeggiate, in modo particolare in aree interessate dalla presenza di piante quali cedri e, soprattutto, pini. Si prega di segnalare eventuali avvistamenti all’ufficio URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) del Comune di riferimento.

Si ricorda che ai tecnici del Comune spetta il controllo e la rimozione della processionaria nelle aree verdi pubbliche, mentre nelle aree private questi compiti sono a carico del proprietario.

Un caro saluto dal vostro Vet.

Dott. Paolo Molinari

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