Aral, l’analisi di Cenedesi e Minetti: «Molti i nodi ancora da chiarire»

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Paolo Cenedesi, ex consigliere comunale di Arenzano, e Alessandra Minetti, consigliera comunale di Arenzano, centrodestra, sulla situazione di Aral In House.

Si è molto parlato della situazione di Aral In House in questi giorni, del suo futuro, e dell’arrivo di Amiu. Iniziamo con una premessa, per meglio comprendere quel che sta succedendo.

Il ruolo di Amiu: un po’ di storia

Iniziamo con la legge regionale n.1/2014 (Giunta Burlando), che ha istituito il modello di governo per le funzioni di competenza della Regione e degli Enti locali, definendo la dimensione territoriale di riferimento per i servizi connessi alla gestione dei rifiuti. Fra i contenuti principali figurano:

  • l’individuazione dell’Ambito regionale unico, corrispondente all’intero territorio regionale, articolato in aree territoriali omogenee, ai fini dell’organizzazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani;
  • l’assegnazione di competenze della Città metropolitana, e delle Province ai sensi della legge 7 aprile 2014, n.56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) e successive modificazioni e integrazioni, in merito alla strutturazione ed organizzazione dei servizi relativi alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata e all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, con la definizione dei bacini di affidamento, nonché alla gestione dei rifiuti residuali indifferenziati e al loro smaltimento, da esercitarsi tramite uno specifico Piano metropolitano o d’area;
  • la costituzione dell’Autorità d’ambito per il governo del ciclo dei rifiuti, organismo a cui sono demandate le decisioni strategiche nel settore, operante attraverso un Comitato d’Ambito, le cui determinazioni vengono assunte ai sensi del comma 5 con i seguenti pesi: 40 Regione, 60 Città Metropolitana e Province sulla base della popolazione residente.

La legge regionale n.20/2015 (Giunta Toti) recante Misure per lo sviluppo della raccolta differenziata ed il riciclaggio dei rifiuti, è stata approvata dalla Regione con la finalità di incentivare i Comuni a dotarsi di efficaci sistemi di intercettazione delle frazioni di rifiuto riciclabili. La legge impone il raggiungimento di percentuali di recupero del 45% al 2016 e del 65% al 2020 con l’eccezione del Comune di Genova (40% al 2016 e 65% al 2020), da computarsi sulla base del metodo approvato dal Ministero dell’Ambiente, prevedendo l’applicazione di un contributo economico a carico dei Comuni inadempienti in ragione di 25 euro per ogni tonnellata a concorrenza del quantitativo mancante rispetto agli obiettivi indicati. Gli introiti derivanti dalla applicazione della misura saranno investiti in un fondo destinato a finanziare i programmi comunali per la raccolta differenziata, che nel corso del 2016 hanno usufruito, a titolo di avviamento, di un budget di fondi regionali pari ad 1 milione di euro.

La città metropolitana e le province, a seguito dei provvedimenti di cui sopra, dovevano traguardare i Comuni e l’intero sistema al 31 dicembre 2020 in cui il servizio di raccolta rifiuti sarà affidato in maniera unitaria nei singoli bacini attraverso delle gare.

Il 13 novembre 2019 il Consiglio della Città Metropolitana di Genova ha invece individuato, come linea di indirizzo per il servizio di gestione integrata dei rifiuti nel bacino del Genovesato (il cui affidamento dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020) il modello dell’in-house providing fermo restando l’organizzazione per ambiti sovracomunali.

Il Genovesato è uno dei tre bacini territoriali individuati dal Piano Metropolitano di gestione dei rifiuti (gli altri due sono il Golfo Paradiso e la fascia costiera del Tigullio) ed è composto da 31 Comuni compreso Genova. Questo l’elenco completo: Arenzano, Busalla, Campoligure, Campomorone, Casella, Ceranesi, Cogoleto, Crocefieschi, Davagna, Fascia, Fontanigorda, Genova, Gorreto, Isola del Cantone, Masone, Mele, Mignanego, Montebruno, Montoggio, Propata, Ronco Scrivia, Rondanina, Rossiglione, Rovegno, Sant’Olcese, Savignone, Serra Riccò, Tiglieto, Torriglia, Valbrevenna e Vobbia.

La stessa Città Metropolitana ha individuato in Amiu Genova S.p.A., soggetto che già gestisce il servizio in 14 dei 31 Comuni interessati, per un numero di abitanti residenti complessivo pari al 95,39% dell’intero bacino, l’interlocutore a cui richiedere di formulare un’offerta tecnico-economica per l’espletamento del servizio.

Cenedesi e Minetti: «Bisognava definire tutti i dettagli prima della scadenza»

Il Comune di Arenzano sapeva da ben 5 anni che Aral non avrebbe più gestito il servizio di raccolta rifiuti e di questo si è parlato più volte al momento dell’uscita del socio di minoranza anche in Consiglio Comunale ed in Commissione. Sia che il soggetto fosse individuato con gara sia con il sistema dell’affidamento in house non sarebbe stato più Aral il soggetto in questione.

Purtroppo a pochi giorni dal 31 dicembre molti sono ancora i punti aperti; sarebbe stato meglio, considerato che da più di un anno si conosce il nome del soggetto che gestirà il servizio ad Arenzano (Amiu), definire tutti i dettagli prima della scadenza magari firmando un protocollo di intesa con la controparte o comunque avere ben chiari e certi tutti i vari aspetti. Ad oggi infatti molti sono ancora i punti su cui si naviga a vista. In particolare:

  1. Il Comune di Arenzano entrerà nel capitale sociale di Amiu? Ed in caso affermativo con che quota, con soldi comunali o altro forme compensative? In teoria le società in house possono affidare i servizi per lo più a soci ma soprattutto sarebbe necessario che il Comune avesse un minino di peso all’interno dell’azionariato a maggiore garanzia delle strategie e del rispetto del contratto di servizio su cui ad oggi ancora nulla è noto. È assolutamente necessario avere maggiori certezza sul livello del servizio sia di raccolta rifiuti che di spazzamento e pulizia delle strade e del paese.
  2. Che ne sarà dei lavoratori del verde pubblico? Non è ancora chiaro se resteranno in Aral o passeranno ad Amiu insieme ai lavoratori della raccolta rifiuti. Temiamo che l’eventuale passaggio in Amiu o sarà contestuale tra tutti i lavoratori o probabilmente non avverrà se non per quelli della raccolta rifiuti.
  3. Che ne sarà di Aral? Una volta cessata l’attività di raccolta rifiuti rientrerà tra le società che dovranno essere dismesse, fuse o liquidate per il mancato rispetto di alcuni parametri tra cui un fatturato pari almeno ad 1 milione di euro annui. Anche nel caso in cui Aral dovesse gestire oltre al verde pubblico anche altri servizi difficilmente soddisferà tali parametri.
  4. Aral ha una situazione finanziaria e di flussi di cassa tali da poter pagare il TFR a tutti i dipendenti che dovessero cessare il contratto di lavoro per passare in Amiu e contemporaneamente soddisfare anche gli altri debiti (verso fornitori, banche, erario, etc.)?
  5. L’isola ecologica (valore a bilancio 1,5 milioni di Euro) sarà utilizzata da Amiu. Non è ancora stabilito quanto sarà corrisposto annualmente da Amiu per l’utilizzo di questa struttura in considerazione del fatto che Aral sconta sul fabbricato Imu, ammortamenti ed altre spese generali per importi annui abbastanza significativi. Non si hanno ancora certezze circa il pagamento delle attrezzature e dei mezzi che saranno venduti ad Amiu.

Queste sono solo alcune delle incertezze a cui andranno incontro i cittadini ed i lavoratori. La gestione della questione da parte della Giunta è stata molto negativa.

Paolo Cenedesi

Alessandra Minetti

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Paolo Cenedesi, ex consigliere comunale di Arenzano, e Alessandra Minetti, consigliera comunale di Arenzano, centrodestra, sulla situazione di Aral In House.

Si è molto parlato della situazione di Aral In House in questi giorni, del suo futuro, e dell’arrivo di Amiu. Iniziamo con una premessa, per meglio comprendere quel che sta succedendo.

Il ruolo di Amiu: un po’ di storia

Iniziamo con la legge regionale n.1/2014 (Giunta Burlando), che ha istituito il modello di governo per le funzioni di competenza della Regione e degli Enti locali, definendo la dimensione territoriale di riferimento per i servizi connessi alla gestione dei rifiuti. Fra i contenuti principali figurano:

  • l’individuazione dell’Ambito regionale unico, corrispondente all’intero territorio regionale, articolato in aree territoriali omogenee, ai fini dell’organizzazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani;
  • l’assegnazione di competenze della Città metropolitana, e delle Province ai sensi della legge 7 aprile 2014, n.56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) e successive modificazioni e integrazioni, in merito alla strutturazione ed organizzazione dei servizi relativi alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata e all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, con la definizione dei bacini di affidamento, nonché alla gestione dei rifiuti residuali indifferenziati e al loro smaltimento, da esercitarsi tramite uno specifico Piano metropolitano o d’area;
  • la costituzione dell’Autorità d’ambito per il governo del ciclo dei rifiuti, organismo a cui sono demandate le decisioni strategiche nel settore, operante attraverso un Comitato d’Ambito, le cui determinazioni vengono assunte ai sensi del comma 5 con i seguenti pesi: 40 Regione, 60 Città Metropolitana e Province sulla base della popolazione residente.

La legge regionale n.20/2015 (Giunta Toti) recante Misure per lo sviluppo della raccolta differenziata ed il riciclaggio dei rifiuti, è stata approvata dalla Regione con la finalità di incentivare i Comuni a dotarsi di efficaci sistemi di intercettazione delle frazioni di rifiuto riciclabili. La legge impone il raggiungimento di percentuali di recupero del 45% al 2016 e del 65% al 2020 con l’eccezione del Comune di Genova (40% al 2016 e 65% al 2020), da computarsi sulla base del metodo approvato dal Ministero dell’Ambiente, prevedendo l’applicazione di un contributo economico a carico dei Comuni inadempienti in ragione di 25 euro per ogni tonnellata a concorrenza del quantitativo mancante rispetto agli obiettivi indicati. Gli introiti derivanti dalla applicazione della misura saranno investiti in un fondo destinato a finanziare i programmi comunali per la raccolta differenziata, che nel corso del 2016 hanno usufruito, a titolo di avviamento, di un budget di fondi regionali pari ad 1 milione di euro.

La città metropolitana e le province, a seguito dei provvedimenti di cui sopra, dovevano traguardare i Comuni e l’intero sistema al 31 dicembre 2020 in cui il servizio di raccolta rifiuti sarà affidato in maniera unitaria nei singoli bacini attraverso delle gare.

Il 13 novembre 2019 il Consiglio della Città Metropolitana di Genova ha invece individuato, come linea di indirizzo per il servizio di gestione integrata dei rifiuti nel bacino del Genovesato (il cui affidamento dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020) il modello dell’in-house providing fermo restando l’organizzazione per ambiti sovracomunali.

Il Genovesato è uno dei tre bacini territoriali individuati dal Piano Metropolitano di gestione dei rifiuti (gli altri due sono il Golfo Paradiso e la fascia costiera del Tigullio) ed è composto da 31 Comuni compreso Genova. Questo l’elenco completo: Arenzano, Busalla, Campoligure, Campomorone, Casella, Ceranesi, Cogoleto, Crocefieschi, Davagna, Fascia, Fontanigorda, Genova, Gorreto, Isola del Cantone, Masone, Mele, Mignanego, Montebruno, Montoggio, Propata, Ronco Scrivia, Rondanina, Rossiglione, Rovegno, Sant’Olcese, Savignone, Serra Riccò, Tiglieto, Torriglia, Valbrevenna e Vobbia.

La stessa Città Metropolitana ha individuato in Amiu Genova S.p.A., soggetto che già gestisce il servizio in 14 dei 31 Comuni interessati, per un numero di abitanti residenti complessivo pari al 95,39% dell’intero bacino, l’interlocutore a cui richiedere di formulare un’offerta tecnico-economica per l’espletamento del servizio.

Cenedesi e Minetti: «Bisognava definire tutti i dettagli prima della scadenza»

Il Comune di Arenzano sapeva da ben 5 anni che Aral non avrebbe più gestito il servizio di raccolta rifiuti e di questo si è parlato più volte al momento dell’uscita del socio di minoranza anche in Consiglio Comunale ed in Commissione. Sia che il soggetto fosse individuato con gara sia con il sistema dell’affidamento in house non sarebbe stato più Aral il soggetto in questione.

Purtroppo a pochi giorni dal 31 dicembre molti sono ancora i punti aperti; sarebbe stato meglio, considerato che da più di un anno si conosce il nome del soggetto che gestirà il servizio ad Arenzano (Amiu), definire tutti i dettagli prima della scadenza magari firmando un protocollo di intesa con la controparte o comunque avere ben chiari e certi tutti i vari aspetti. Ad oggi infatti molti sono ancora i punti su cui si naviga a vista. In particolare:

  1. Il Comune di Arenzano entrerà nel capitale sociale di Amiu? Ed in caso affermativo con che quota, con soldi comunali o altro forme compensative? In teoria le società in house possono affidare i servizi per lo più a soci ma soprattutto sarebbe necessario che il Comune avesse un minino di peso all’interno dell’azionariato a maggiore garanzia delle strategie e del rispetto del contratto di servizio su cui ad oggi ancora nulla è noto. È assolutamente necessario avere maggiori certezza sul livello del servizio sia di raccolta rifiuti che di spazzamento e pulizia delle strade e del paese.
  2. Che ne sarà dei lavoratori del verde pubblico? Non è ancora chiaro se resteranno in Aral o passeranno ad Amiu insieme ai lavoratori della raccolta rifiuti. Temiamo che l’eventuale passaggio in Amiu o sarà contestuale tra tutti i lavoratori o probabilmente non avverrà se non per quelli della raccolta rifiuti.
  3. Che ne sarà di Aral? Una volta cessata l’attività di raccolta rifiuti rientrerà tra le società che dovranno essere dismesse, fuse o liquidate per il mancato rispetto di alcuni parametri tra cui un fatturato pari almeno ad 1 milione di euro annui. Anche nel caso in cui Aral dovesse gestire oltre al verde pubblico anche altri servizi difficilmente soddisferà tali parametri.
  4. Aral ha una situazione finanziaria e di flussi di cassa tali da poter pagare il TFR a tutti i dipendenti che dovessero cessare il contratto di lavoro per passare in Amiu e contemporaneamente soddisfare anche gli altri debiti (verso fornitori, banche, erario, etc.)?
  5. L’isola ecologica (valore a bilancio 1,5 milioni di Euro) sarà utilizzata da Amiu. Non è ancora stabilito quanto sarà corrisposto annualmente da Amiu per l’utilizzo di questa struttura in considerazione del fatto che Aral sconta sul fabbricato Imu, ammortamenti ed altre spese generali per importi annui abbastanza significativi. Non si hanno ancora certezze circa il pagamento delle attrezzature e dei mezzi che saranno venduti ad Amiu.

Queste sono solo alcune delle incertezze a cui andranno incontro i cittadini ed i lavoratori. La gestione della questione da parte della Giunta è stata molto negativa.

Paolo Cenedesi

Alessandra Minetti

X