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Calcio Eccellenza, intervista a Corradi, mister dell’Arenzano, alla vigilia dei playout

Alla vigilia dei playout, qual è il bilancio di questa prima parte della stagione?

Siamo partiti non bene nel senso che abbiamo raccolto poco rispetto al gioco prodotto. C’è stato, sotto l’aspetto dei punti, un momento di ripresa a metà della prima parte del campionato in cui sembrava potessimo anche agganciare la zona playoff, anche se comunque nella prima parte della stagione abbiamo veramente pagato lo scotto del salto di categoria, con diverse prestazioni di buon livello che però hanno portato pochi punti. Ed è stata una costante di tutta la prima fase: un po’ dappertutto abbiamo raccolto complimenti per il nostro calcio (penso alle partite con l’Albenga, con il Cairo o con Genova Calcio)  ma pochi punti.  E questo si è riverberato sulla squadra determinando alla fine una certa fragilità. Che in un torneo come quello che andiamo ad affrontare a breve potrebbe rivelarsi fatale. Ma è un aspetto sul quale stiamo lavorando da tempo. Oggettivamente la nostra è una squadra che arriva in Eccellenza con l’obiettivo di tenere la categoria, battendosi con orgoglio nei playout. E i ragazzi lo hanno ben mentalizzato. Volevamo evitare l’ultimo posto e ci siamo riusciti, anche se con un po’ di amaro in bocca per i pochi punti raccolti rispetto a quanto fatto vedere in campo. Quindi in definitiva l’essere da tempo già sintonizzati sui playout potrebbe essere un vantaggio. Purtroppo abbiamo avuto anche tanti problemi da Natale in poi con l’arrivo della nuova ondata di Covid che, oltre aver colpito a rotazione quasi tutti i ragazzi, ha indubbiamente lasciato strascichi difficili da superare.  E’ del tutto evidente che abbiamo trovato squadre che hanno qualcosa in più di noi però – ad esclusione del Finale con cui abbiamo faticato molto sia all’andata che al ritorno –  abbiamo sempre imposto a tutti il nostro gioco.

In cosa dovete migliorare ? 

 La gioventù porta con sé inevitabilmente un tasso di inesperienza. Qualche fragilità difensiva, qualche disattenzione su calcio piazzato l’abbiamo patita. Ma consideriamo che, ad esempio a Ventimiglia, in una delle ultime partite, avevamo in campo nove ragazzi dal 2000 al 2005, tra cui  un 2004 e un 2005 che peraltro si sono integrati in modo eccellente nella prima squadra. A tutti gli effetti giovani su cui contare e giocatori di valore. E questa gioventù dà grande brio ma anche qualche batticuore.

Per contro qual’è la dote migliore dei tuoi ragazzi?

Sono orgoglioso di questi giovani che – a parte solo forse un paio di eccezioni – sono tutti alla prima esperienza nel campionato di Eccellenza. E in diversi stanno mettendo in luce grandi qualità, al punto che credo siano già sotto osservazione da parte di altri club.
Quello che mi è piaciuto di più è che i ragazzi non si sono mai fatti metter sotto quanto a gioco; qualunque sia stato l’avversario l’hanno affrontato a viso aperto. Ora ritroveremo squadre certamente di livello superiore ma anche squadre alla nostra portata. Col Varazze abbiamo fatto 4 punti su 6, con l’Ospedaletti abbiamo perso all’andata ma vinto al ritorno, col Pietra Ligure abbiamo pareggiato almeno una volta, col Ventimiglia abbiamo pareggiato in trasferta e poi abbiamo perso in casa al 90°, dopo aver sbagliato un rigore ed aver messo i ponentini in forte difficoltà. Insomma con le squadre del nostro girone siamo in grado di giocarcela con tutti. Le squadre dell’altro girone sono tutte ben attrezzate, il Busalla ha in squadra giocatori adatti a categorie superiori, nelle quali hanno anche militato.

Nell’intervista pre campionato alla domanda “quali squadre vedi più attrezzate “mi hai risposto nell’ordine “Albenga, Cairese e Genova Calcio” . Guardando la classifica hai fatto un terno secco.

Il calcio non è magia. Sono squadre con ottima struttura, organizzazione e soprattutto storia nella categoria, oltre ad avere un settore giovanile molto importante. Poi hanno anche alle spalle maggiori disponibilità economiche.

Quali sensazioni hai per questa fase finale in cui ogni partita può fare la differenza?

Siamo tutti alla prima esperienza in un campionato con una formula nuova. Tre retrocessioni sicure, che però potrebbero diventare 4 o persino 5 a seconda delle eventuali discese di squadre liguri dalla serie D. E cinque retrocessioni sono veramente tante, soprattutto sono espressione di una formula che non saprei definire altrimenti se non crudele. Le due retrocessioni eventuali – oltre alle tre già sicure – mettono in discussione a posteriori tutto quello che hai fatto sul campo.  Magari sei convinto di esserti salvato e poi dopo due o tre settimane – a campionato di serie D concluso – ti potrebbe arrivare la mazzata.  Per assurdo se le retrocessioni fossero cinque da fisso andresti in campo consapevole del tuo destino. Ad esempio per noi arrivare quintultimi sarebbe un risultato di rilievo, vorrebbe dire essersi messi dietro squadre anche importanti; pensa un po’ dover scoprire dopo che sei lo stesso retrocesso…
Vabbè vedremo di arrivare quarti  – sorride – così almeno non avremo sorprese.

Siamo a un minuto prima di Busalla Arenzano, prima partita dei play out. Cosa dici ai ragazzi che stanno per entrare in campo?

Queste sono partite molto difficili da preparare sotto l’aspetto psicologico; se è vero che sono tutte delle finali dall’altra parte è bene ricordare nessuna è l’ultima spiaggia. Hai 27 punti da giocarti e contano tutti allo stesso modo. Se vinci le ultime quattro son sempre 12 punti, che pesano quanto i primi 12. Quindi ogni partita va vissuta con grande intensità ma sempre con i nervi saldi. Anche per evitare ammonizioni, che in questa fase portano direttamente alla diffida ed alla conseguente squalifica al secondo giallo. Quindi squalifiche e infortuni potrebbero essere determinanti nell’arco delle 9 partite. Dunque dobbiamo essere caldi dentro e freddi fuori, e per noi – che abbiamo una squadra particolarmente giovane – questo equilibrio potrebbe essere difficile da trovare. Nel contempo essere giovani aiuta a vivere questo impegno davvero come un gioco e un divertimento, scrollandoti da addosso un po’ di pressione. Nello specifico il Busalla è una squadra fortissima eppure sono convinto che i nostri ragazzi la possano mettere in difficoltà quanto a dinamismo e fisicità. Loro hanno grande esperienza, con giocatori maturi che hanno giocato anche in categorie superiori,  noi all’opposto siamo molto giovani e più inesperti ma ci danniamo l’anima e possiamo mettere in difficoltà chiunque.

E un minuto prima di Arenzano Ospedaletti, ultima di playout e che chiuderà la stagione?

Spero non ci sia niente da dire ai ragazzi perchè saremo già salvi e rilassati. Ma se dovesse essere una partita decisiva, dove ci giochiamo tutto, penso che ugualmente non direi nulla, mi basterebbe guardarli negli occhi.
Sarà la conclusione di un anno difficile, sofferto, in cui hanno fatto molti sacrifici, sempre con un esemplare senso di abnegazone; certamente avranno giocato i playout dando tutto, come sempre, come staranno per fare anche nell’ultima partita che li aspetta.
Non dirò nulla, li abbraccerò tutti, uno per uno.

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