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Cogoleto, si torna a parlare di porto sulla spiaggia ex Envireg

Si torna a parlare di porto a Cogoleto, tra favorevoli e contrari, e il paese si divide proprio com’era successo già parecchi anni fa: l’ultima volta che si era parlato di porticciolo turistico era stato nel 2012, con il ‘niet’ della Regione Liguria. L’allora assessore all’Urbanistica Marilyn Fusco aveva confermato la decisione già presa nel 2011 con una delibera regionale che tagliava fuori Cogoleto dalla possibilità di avere un suo porto turistico (qui le ragioni).

L’argomento, prima della parola definitiva della Regione, aveva infiammato Cogoleto, con la nascita addirittura di due comitati: “Porto Sì” (atto costitutivo e osservazioni alla delibera regionale) e “Porto No” (la lettera della Consulta Giovanile).

Dieci anni dopo: cosa succede adesso

Dieci anni dopo l’argomento è tornato alla ribalta. Perché? Perché secondo il piano territoriale regionale presentato dalla Regione Liguria, a Cogoleto – inserito in zona “di alta sensibilità” – potrebbe essere consentito poter effettuare progetti in ambito di rigenerazione urbana finalizzati al superamento di situazioni di degrado. Tra cui nuove infrastrutture per la nautica da diporto in zone non destinate alla balneazione.

A Cogoleto c’è una zona non destinata alla balneazione che è la spiaggia ex Envireg, quella di fronte alla ex Stoppani. Nei giorni scorsi, di fronte all’ipotesi di poter effettivamente realizzare un’infrastruttura, si è discusso di “Un’idea di porto a Cogoleto”: “Non si tratta di un progetto – specifica Paolo Bruzzone, sindaco di Cogoleto, su Facebook – ma di un percorso che ha come obiettivi il superamento della problematica della bonifica dell’area ex Envireg (la spiaggia a lato della foce del Lerone); la creazione di un volano di sviluppo turistico economico; la creazione di una realtà di avanguardia completamente autosostenibile e diretta ad ospitare piccole imbarcazioni da diporto ed a precorrere il mercato dell’alimentazione elettrica dei natanti in un’ottica anche di ecosostenibilità marina; l’integrazione con il piano di difesa della costa; la volontà di contribuire a risolvere, per quanto possibile, l’annosa problematica dei parcheggi”.

Al di là degli obiettivi, però, un progetto esiste ed è stato presentato in commissione consiliare: 100 milioni per un porto che creerà più di 400 posti barca, posti auto, e tempi di realizzazione stimati in 15 anni. Per Bruzzone, un mero esercizio di stile perché è ancora troppo presto per parlare di realizzazioni concrete: “È prematuro parlare di disegni, che in questo momento sono a livello di studio di fattibilità, sebbene ovviamente un esercizio di stile sia stato fatto, ma riportiamo al centro della discussione politica molti temi cari ai nostri concittadini con una prospettiva di soluzione che vedrà la luce mano a mano che verranno fatti tutti gli accertamenti tecnici ed i passaggi con gli enti competenti”.

Il percorso in ogni caso dovrà affrontare la “via nazionale” che attualmente prevede l’ipotesi della forma di cooperazione del partenariato pubblico/privato che consente di finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di interesse pubblico garantendo la trasparenza dell’iter di approvazione e realizzazione sottoposto a procedura ad evidenza pubblica e soggetta alle regole del codice degli appalti.

Il consiglio comunale

Del porto se ne è parlato anche in consiglio comunale (guarda il video), il 18 luglio, poiché si trattava di discutere un’espressione di parere sul progetto del piano territoriale regionale, con pronunciamento sulle osservazioni pervenute. In sintesi, chiedere alla Regione se nella spiaggia ex Envireg può essere effettivamente realizzato un porticciolo.

 

Non si stava approvando nessun progetto ma la discussione è stata inevitabilmente monopolizzata da quello appena esaminato, l’unico presentato tra l’altro pochi giorni prima: insomma un accostamento difficilmente ignorabile.

“Non stiamo approvando nessun progetto di porto – ha ribadito il sindaco in consiglio comunale – ma stiamo ratificando le osservazioni che il Comune ha fatto al piano territoriale regionale”. “Ad oggi non è stato approvato nulla – ribadisce il capogruppo di maggioranza Matteo Calcagno – è tutto da decidere e strutturare”.

L’opposizione in consiglio comunale ha espresso voto contrario: per il M5s, rappresentato da Luca Gotro, quella del porto è in ogni caso un’idea divisiva, per la quale servirebbe un mandato preciso dei cittadini. E Gotro punta il dito sul progetto presentato che “prevede tra l’altro la tombatura di materiale pericoloso”, aggiungendo il rischio di confondere controllati e controllori: “La ditta si aspettava un segno, ovvero che noi in qualche modo accettassimo questo progetto almeno nelle sue intenzioni per procedere a fare delle analisi sul sito. Di questa cosa mi preoccupo perché stiamo parlando di interessi diversi, dovrebbe essere la struttura commissariale a fare le analisi nell’area, non un privato che ha come interesse costruire”. Per il capogruppo di centrodestra Antonio Masi, il problema non è tanto nell’idea di porto quanto nel progetto: “Ne è stato presentato uno solo, ci aspettavamo un concorso di idee, più proposte da poter confrontare”.

L’assessore all’Ambiente Alberto Corradi ha specificato che “qualsiasi privato entri in quell’area non farà carotaggi e studi per i fatti suoi. È un’area particolare, se mai avranno il permesso di poterci entrare da parte di Regione, Arpal e Stato i privati non faranno carotaggi da soli. Se verranno fatti carotaggi grazie all’aiuto dei privati ci sarà una presenza anche della Regione e dello Stato, sarà nostra intenzione seguire questa pratica”.

Il caso esce dai confini di Cogoleto

Il caso è però nel frattempo uscito anche oltre i confini di Cogoleto, finendo all’attenzione di testate nazionali come Repubblica e Domani che si sono concentrate sulla storia del progetto e dell’impresa che lo ha proposto.

Anche il consigliere regionale Ferruccio Sansa si è scagliato duramente contro il progetto, insieme all’opposizione in consiglio comunale, con un post che riportiamo integralmente qui sotto:

 

Il sindaco Bruzzone ha replicato: “È bene precisare che tale documento non è stato assolutamente mai approvato dal nostro comune, bensì portato a conoscenza dei cittadini per mettere al centro del dibattito politico alcuni temi da troppo tempo accantonati come fossero un tabù, primo fra tutti quello della bonifica di un’area che attualmente è interdetta alla balneazione. Non sono state fatte verifiche sulla società che ha proposto questa ipotesi di superamento della problematica proprio perché tutte le relative indagini, previste da codice degli appalti, Anac e normative di riferimento, vengono svolte dal momento in cui un progetto viene ufficialmente messo a gara. Il tutto a garanzia della trasparenza e del rispetto dei requisiti di legge che debbono sussistere al momento dell’aggiudicazione di un appalto”.

 

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