Covid, la storia di Benedetta: «Ho donato il plasma iperimmune, ecco come fare»

Dopo aver affrontato il covid-19 e altre mille peripezie, oggi è un giorno speciale per Benedetta Damonte, 33 anni, di Arenzano: la ragazza, guarita ormai da settimane, ha potuto donare il suo plasma iperimmune

«Visto che non mi era ancora chiaro – ha scritto Benedetta su Facebook – ho domandato come mai noi ex positivi non veniamo chiamati d’ufficio dalla Asl, e mi è stato risposto che, trattandosi di una donazione, deve essere spontanea e volontaria». E insomma chi ha avuto il covid e adesso vuole donare il proprio plasma iperimmune cosa deve fare? Benedetta specifica che «bisogna rivolgersi al centro trasfusionale del San Martino».

Dunque deve essere la persona che ha avuto il covid, di sua sponte, a informarsi e a contattare gli enti preposti.

Ma in cosa consiste questa donazione di plasma iperimmune per le terapie sperimentali? Benedetta spiega che è una procedura che non fa male, non debilita, la procedura è un po’ lunga (45 minuti) ma assolutamente sopportabile, e si può ripetere finché risulta un’alta concentrazione di anticorpi (quindi presumibilmente per qualche mese dopo la malattia).

Un procedimento molto utile ma che forse non tutti conoscono: «Con il plasma iperimmune si possono aiutare altri positivi, spero di essere stata d’ispirazione per qualcuno che ancora non sapeva».

Il dibattito sulla terapia sperimentale con il plasma iperimmune è tuttora in corso, e gli studi si costruiscono con l’esperienza giorno dopo giorno. Non mancano voci autorevoli della medicina scettiche, incerte sull’efficacia del trattamento, ma pochi giorni fa a Savona, ad esempio, grazie al plasma iperimmune, è stata salvata una donna: proprio per questo è comunque importante donarlo. «In certi casi pare sia inutile, ma in altri può fare la differenza. Sapere di poter contribuire a far guarire qualcuno è una sensazione impagabile» per dirla usando le parole di Benedetta.

Dopo aver affrontato il covid-19 e altre mille peripezie, oggi è un giorno speciale per Benedetta Damonte, 33 anni, di Arenzano: la ragazza, guarita ormai da settimane, ha potuto donare il suo plasma iperimmune

«Visto che non mi era ancora chiaro – ha scritto Benedetta su Facebook – ho domandato come mai noi ex positivi non veniamo chiamati d’ufficio dalla Asl, e mi è stato risposto che, trattandosi di una donazione, deve essere spontanea e volontaria». E insomma chi ha avuto il covid e adesso vuole donare il proprio plasma iperimmune cosa deve fare? Benedetta specifica che «bisogna rivolgersi al centro trasfusionale del San Martino».

Dunque deve essere la persona che ha avuto il covid, di sua sponte, a informarsi e a contattare gli enti preposti.

Ma in cosa consiste questa donazione di plasma iperimmune per le terapie sperimentali? Benedetta spiega che è una procedura che non fa male, non debilita, la procedura è un po’ lunga (45 minuti) ma assolutamente sopportabile, e si può ripetere finché risulta un’alta concentrazione di anticorpi (quindi presumibilmente per qualche mese dopo la malattia).

Un procedimento molto utile ma che forse non tutti conoscono: «Con il plasma iperimmune si possono aiutare altri positivi, spero di essere stata d’ispirazione per qualcuno che ancora non sapeva».

Il dibattito sulla terapia sperimentale con il plasma iperimmune è tuttora in corso, e gli studi si costruiscono con l’esperienza giorno dopo giorno. Non mancano voci autorevoli della medicina scettiche, incerte sull’efficacia del trattamento, ma pochi giorni fa a Savona, ad esempio, grazie al plasma iperimmune, è stata salvata una donna: proprio per questo è comunque importante donarlo. «In certi casi pare sia inutile, ma in altri può fare la differenza. Sapere di poter contribuire a far guarire qualcuno è una sensazione impagabile» per dirla usando le parole di Benedetta.

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