attentiaqueidueemmepiemmepigaggeroemmepi

Curiosità: Cogoleto, i leudi che trasportavano la calce e la “Marianna” che arrivò a Buenos Aires

Tra le curiosità storiche legate al nostro territorio c’è senza dubbio quella dei leudi che approdavano a Cogoleto, raccontata da Luigi Nicolò Poggi in “Cogoleto”.

Cogoleto – si scopre leggendo il libro – anticamente aveva una flottiglia di barche a vela che solcava il mare ligure-toscano e toccava tutti i piccoli e grandi porti delle due riviere, fondamentale per il commercio della calce. Una ventina di leudi panciuti e solidi, lunghi circa 12 metri, chiamati con nomi tipo “Cristoforo Colombo”, “San Martino”, “Sant’Ambrogio”, “San Giuseppe”, “Acquasanta”, “Zoppo”, “Ceriale”, “Cavolo Navone”, “Bixio”, “Sciarborasca”, “Patata”. I marinai, fra un viaggio e l’altro, si radunavano all’osteria dei Pescatori, diventata poi una gelateria. In questa osteria, racconta Poggi, mangiavano anche i proprietari dei leudi: i Pittameglio, i Valle, i De Fazio, gli Agnese, i Ronco, i Rossi, gli Schelotto e altri che si contendevano gli uomini migliori da mandare per mare.

La partenza da Cogoleto – racconta sempre Poggi – non era però così facile: non si trattava di mollare gli ormeggi, salpare l’ancora e issare la vela, perché Cogoleto, aperta a tutti i venti, non offriva nessun riparo: dunque i leudi al loro arrivo venivano semplicemente tirati in secco sugli appositi scali con gli argani. Una volta completata l’operazione, gli operai delle fornaci riversavano nelle stive la calce da vendere altrove. Anche i viaggi potevano riservare non poche difficoltà, come quella volta che il “Sant’Ambrogio” partì da Portofino per tornare a casa, ma il maltempo fu inclemente, e il leudo arrivò a Cogoleto per miracolo: quando qualche imbarcazione era in difficoltà la popolazione in genere si radunava sulla spiaggia per aiutare come poteva, e andò così anche questa volta, con le mani dei cittadini che afferravano le gomene per tirare la barca a riva. 

Ancora oggi, a Cogoleto, un itinerario nel centro storico porta alla scoperta del “percorso della calce“, con 15 formelle in ceramica che rappresentano scene inerenti l’estrazione della pietra calcarea, la produzione della calce, il trasporto con i bastimenti, gli scali e due contrade.

Vale la pena ricordare un episodio: nel 1870 sullo scalo (oggi piazza Giusti) un gruppo di uomini lavora sulla “Marianna”, guidato da maestri d’ascia di Arenzano. Le strutture del leudo vengono rimesse a nuovo, anziché calce si imbarcano viveri e generi di sopravvivenza. Al momento della partenza, un sacco di gente va a salutare e ad augurare allegramente buona fortuna, sembra un evento importante, non la solita partenza. E infatti la “Marianna” ha cambiato rotta: non va a Camogli bensì a Buenos Aires, guidata dal coraggioso capitano Giacomo Poggi insieme con il capitano Valentino Graziani, in qualità di scrivano, e tre marinai, tutti uomini molto esperti.

Dopo tre mesi di navigazione non priva di pericoli, la “Marianna” arriva in Argentina, portando il nome di Cogoleto al di là dell’oceano, con enorme felicità e sollievo dei cogoletesi, contenti di sapere che i loro concittadini erano riusciti in una grande impresa. 

X