Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Ci sono tradizioni che non si misurano semplicemente in anni, ma nei passi, nella fatica e nella devozione di chi, anno dopo anno, continua a mantenerle vive. Il pellegrinaggio a piedi da Arenzano al Santuario di Nostra Signora della Guardia compie cinquant’anni: un traguardo storico che unisce fede, amore per il territorio e senso di comunitร .
La storia di questo cammino spirituale e umano affonda le sue radici nel 1976, grazie all’intuizione e alla devozione dei due storici ideatori: Gian Battista Calcagno detto Bacicin e Giacomo Canepa. Nata come iniziativa di pochi intimi, la camminata ha saputo attrarre nel tempo un numero sempre crescente di partecipanti, dagli storici devoti agli amanti del trekking e delle camminate montane, inclusi diversi componenti della Sezione CAI (Club Alpino Italiano)di Arenzano, a cui Bacicin e Giacomo appartenevano .
Nel corso dei decenni, anche il calendario ha visto piccoli adattamenti:
Dal 1976: il pellegrinaggio si svolgeva nel mese di maggio, in concomitanza con il pellegrinaggio organizzato dalla Parrocchia dei Santi Nazario e Celso di Arenzano verso il Monte Figogna. Oggi: la tradizione si รจ consolidata e l’appuntamento รจ fissato per il primo sabato di giugno.
Il fascino di questo pellegrinaggio risiede anche nella sua durezza e nella varietร dei suoi percorsi. La partenza principale avviene alle ore 4:30 del mattino dalla localitร Curlo di Arenzano. Da qui, avvolti dal buio, i pellegrini si snodano lungo gli antichi e suggestivi sentieri dell’entroterra dellโAlta Via. Un cammino non privo di fatiche, dove spesso si deve fare i conti con il meteo: negli anni i viandanti hanno camminato sotto la pioggia battente o avvolti dalla nebbia mattutina, fermandosi solo per brevi e ristoratrici soste.
Da alcuni anni, tuttavia, il pellegrinaggio si รจ arricchito di una nuova e significativa variante: un gruppo di donne ha scelto di percorrere una via alternativa. Invece di affrontare i sentieri montani, transitano lungo la Via Aurelia e, una volta giunte a Pegli e alla localitร S.Carlo di Cese, intraprendono la salita finale,seguendo il sentiero che conduce a Lencisa e poi al Santuario. Due percorsi diversi che si ricongiungono nella medesima meta.
“Una preghiera speciale accompagna da sempre ogni pellegrino: รจ la ‘Preghiera del Camminatore’, un simbolo di protezione e riflessione per affrontare la salita.”
In occasione di questo importante cinquantesimo anniversario, l’emozione รจ stata tangibile. All’arrivo sul Monte Figogna, i pellegrini sono stati accolti sul sagrato dal Rettore del Santuario Don Andrea Robotti ,che ha tributato loro una calorosa accoglienza e la solenne benedizione nel nome di Nostra Signora della Guardia.
Ciรฒ che rende questo evento un vero patrimonio della comunitร arenzanese รจ anche la continuitร familiare che lo sostiene. Se un tempo era Bacicin Calcagno a curare i dettagli e l’accoglienza spirituale dei partecipanti, oggi la tradizione รจ portata avanti con lo stesso amore e dedizione dalla sorella Maria Teresa. ร lei che quest’anno, allโarrivo, ha consegnato a ciascun camminatore il testo della preghiera.
Cinquanta anni dopo, lo spirito dei fondatori e di coloro che camminano sui sentieri del cielo, vive ancora nei passi di chi, alle quattro di una mattina del primo sabato di giugno, decide di mettersi in cammino verso la Guardia.
Il Gruppo Camminatori della Guardia
Nel buio dell’alba, verso la Guardia: i miei cinquant’anni di passi e di fede
Sono le tre e mezza del mattino. Intorno a me, la localitร Curlo di Arenzano รจ avvolta in un silenzio irreale, rotto solo dal mormorio sommesso di chi, come me, sta allacciando gli scarponi. Cโรจ unโaria fresca che pizzica la pelle. Guardo i volti dei miei compagni di viaggio: alcuni sono amici di una vita, altri sono camminatori del CAI che si sono uniti a noi negli anni, ma qui, questa notte, siamo tutti uguali. Siamo pellegrini.
Quest’anno non รจ un anno come gli altri. Sono passati cinquant’anni da quando, nel 1976, Bacicin Calcagno e Giacomo Canepa diedero inizio a tutto questo. Se penso che dal 1976 partivano a maggio insieme al pellegrinaggio della parrocchia dei Santi Nazario e Celso, e che oggi invece ci ritroviamo qui, fedeli al primo sabato di giugno, mi rendo conto di quanta storia sia passata sotto queste suole.
Prima di muovere il primo passo, penso a Maria Teresa, la sorella di Bacicin: ha preso il testimone di una tradizione di famiglia e, con un sorriso consegna a ciascuno di noi un foglietto. ร la nostra armatura per il viaggio: la Preghiera del Camminatore.
Ore 4:30 โ La partenza nel silenzio dei monti
Scattano le quattro. Ci muoviamo. Una colonna di torce frontali inizia a serpeggiare lungo gli antichi sentieri dei nostri monti. Camminare di notte ha un sapore antico. In cinquant’anni di pellegrinaggi abbiamo visto di tutto: mattine d’oro, ma anche anni in cui la pioggia ci ha inzuppato fino alle ossa o in cui la nebbia ci congelava il respiro. Ma non ci si ferma. Eโ lโoccasione per condividere la fede e la passione per i nostri monti.
Mentre noi saliamo tra le rocce e i profumi della macchia mediterranea, so che giรน, lungo la costa, un gruppo di donne sta partendo per una via diversa. Loro passano dall’Aurelia, affrontando l’asfalto per poi ricongiungersi a noi e salire da Pegli. Due percorsi diversi, un unico battito.
L’arrivo al Santuario: la fatica diventa gioia
Quando il profilo del Santuario della Guardia comincia a delinearsi lassรน, sul Monte Figogna, la stanchezza alle gambe sembra svanire. Le ultime salite sono le piรน dure, quelle in cui la preghiera scritta su quel foglietto diventa il ritmo del tuo respiro.
I piedi fanno male, i muscoli bruciano, ma lo sguardo รจ rivolto verso l’alto. Ricordiamo anche chi ieri camminava con noi ed oggi sale le vette celesti.
E poi, eccoci sul sagrato. Quest’anno l’emozione รจ stata travolgente: per il cinquantesimo, il Rettore in persona, Don Andrea Robotti, รจ uscito ad accoglierci. Sentire le sue parole, ricevere la benedizione della Madonna della Guardia dopo ore di cammino, fango e sudore, รจ qualcosa che non si puรฒ spiegare a parole. Ti pulisce dentro.
Siamo arrivati anche quest’anno. Siamo stanchi, ma felici. Guardiamo Genova dall’alto e poi ci guardiamo tra noi: Bacicin, Giacomo, Nicolino sarebbero orgogliosi. La tradizione continua, un passo alla volta.
Roberto Camicia





























