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Fatti Vostri – Le Fate e le Streghe

Mino Parodi, storico ristoratore arenzanese con la passione per la narrativa e il disegno – dopo la pubblicazione del libro “Fatti Nostri” in cui narra le storie dei pescatori di Arenzano – ha deciso di continuare a pubblicare i suoi racconti in questa rubrica, che per l’occasione si intitolerà “Fatti Vostri”. Storie, emozioni, avventure, ricordi personali, aneddoti e curiosità raccontati da chi ha scelto di affidare i propri pensieri a carta, penna e matiteL’autore tiene a precisare che – nei suoi racconti – ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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Le sensazioni ci guidano ben più che le certezze o i fatti acquisiti.

Già da tempo, dopo che un amico mi aveva consigliato di percorrere in bicicletta una salita poco frequentata sulle alture di Varazze, strada che unisce il Pero a Via Alpicella (non la provinciale del Beigua), più volte mi avventurai su per quei ripidi pendii tra castagni, frassini e arbusti di erica. Eppure ogni volta…ogni volta, durante quella arrampicata provavo una strana sensazione che non mi ha più lasciato. L’ho percepita all’imbocco della prima rampa dove i terrazzamenti degli agricoltori lasciano posto al bosco.

Quando la boscaglia si fa più fitta e i sassi e le rocce che costeggiano la carrareccia man mano assumono il caratteristico colore dell’umido sottobosco non esposto al sole, anche loro, pare vogliano comunicarci che… ci stiamo avvicinando. Forza! Ancora un poco e ti unirai a “noi”.

Ed io ho avvertito, non una voce, non un canto, ma un richiamo. Veniva dal bosco, dalle rocce. Anche le piante e i pochi uccelli che frettolosi si allontanavano volando tra una ramo e l’altro, parlavano la mia stessa lingua, lo stesso dialetto. Il cantico delle emozioni.

Ho intuito ma non sapevo interpretare quelle sensazioni. Comunque le percepivo, eccome!

Mi hanno spiegato che il versante roccioso del monte che sovrasta Alpicella, orientato verso sud est, è noto a molti. Quel monte si chiama Greppino, a ricordare che è composto da un groppo di roccia ferrosa, prominente verso il mare. Pare, che durante i temporali, attiri maggiormente il fulmine piuttosto delle creste e delle vette degli altri monti circostanti. Come ad attrarre verso sé le ire di madre natura. Non solo, c’è chi afferma che lassù tra quel grumo di nude rocce, in certe notti tra il sabato e la domenica, si radunino le streghe a celebrare il rito del sabba* in adorazione del Dèmonio.

A ripensarci, mi viene l’orticaria! Non sarà mai che le sensazioni che mi pervadono siano il richiamo di quei loschi personaggi che la leggenda vorrebbe radunarsi sulle pendici di quel monte inquietante?

fatePer buona sorte, poco più a levante del monte Greppino si trova l’abitato di Faie, e come a voler contrapporre il bene al male, pare che Faie significhi Fate: entità di sesso femminile con sembianze di bambina che per l’immaginario collettivo sono una sorta di spirito della natura. In taluni casi, prodighe di benefici, ma altre volte anche loro un tantino bizzose. Infatti la mitologia greca vuole si chiamassero Parche e avessero la capacità di custodire tra le loro mani, sotto forma di un lunghissimo filo tessuto da loro stesse, il destino dell’uomo. Ma ahimè se venivano infastidite pare che quel filo… o lo aggrovigliassero malamente o peggio lo tagliassero di netto! Meglio tenersele care queste fatine e non farle infuriare!

In entrambi i casi, che si tratti di streghe o di fate, le loro leggende hanno avuto origine dai Celti popolo di guerrieri nomadi. E’ da quelle popolazioni che probabilmente derivano i nostri avi che man mano hanno conosciuto e integrato le altre razze provenienti dalla Grecia, dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Ognuno di coloro che ha vissuto migliaia di anni fa sulle pendici dei nostri monti, a prescindere da dove provenisse, oltre aver lasciato reperti tangibili quali cocci di terracotta, vasi e utensili, ha lasciato a propria memoria anche segni ed iscrizioni ben visibili sulla roccia.

Non che voglia scusarmi delle sensazioni che ho provato in questi luoghi, ma effettivamente sono numerosissimi i reperti archeologici ritrovati in tale territorio. In primis la Strada Megalitica**, che unisce per l’appunto le Faie ad Alpicella e non solo. Più o meno, dove vi ho raccontato delle mie percezioni, in località Fenestrelle, si trova un importantissimo sito di scavi archeologici denominato “Riparo di rocca Due Teste” in cui sono stati rinvenuti reperti delle età Neolitica, del Bronzo, del Ferro*** ed Altomedioevale.

Indubbiamente in quei luoghi ora poco abitati, è stata scritta a partire da circa settemila anni fa buona parte della nostra preistoria. Gli antenati di tutti noi oltre che raccoglitori, cacciatori ed allevatori, pare fossero abili costruttori di manufatti di pietra e li barattassero con i prodotti delle popolazioni circostanti. Le stesse pietre lavorate sono state rinvenute in grande quantità nei dintorni del Sassello, ma anche a moltissimi chilometri di distanza nella odierna Francia ed in Pianura Padana. Venivano estratte ricavandole dalla roccia ofiolitica che oggi confidenzialmente, e ci risiamo con i riferimenti alle fate, chiamiamo… Pietra Turchina! Sono le rocce verdi e nere che ben conosciamo. Si trovano da tutte le parti sul nostro territorio, dai Piani di Invrea fino ed oltre Voltri. Essendo durissime, se scheggiate ed affilate ad arte, erano trasformate dalle abili mani dei nostri antenati in vari utensili ed anche in un’arma, l’ascia, molto simile al tomahawk degli Indiani d’America. L’ascia era utilizzata per cacciare ed anche per il disboscamento. Gli abitanti del comprensorio del Beigua ci hanno inoltre donato moltissimi segni e iscrizioni**** ben visibili su varie rocce presso la Strada Megalitica e maggiormente sul versante nord del Beigua.

E’ da millenni che sono là incise e pare ci vogliano raccontare di loro, degli uomini dell’Alpicella e ricordarci da dove proveniamo.

 

*Secondo la tradizione, il sabba sarebbe un convegno di streghe in presenza del Dèmonio durante il quale verrebbero compiute pratiche magiche, orge diaboliche e riti blasfemi.

strada megalitica**Strada Megalitica, è un viale preistorico, corredato da una serie di massi somiglianti ad antichi “paracarri”. Gli studiosi hanno chiamato il luogo “Recinto Sacro” e si suppone che le pietre rivolte verso la vetta del Monte Greppino siano dedicate a qualche divinità, poiché la montagna presenta una notevole capacità di attrarre i fulmini per via della sua composizione rocciosa ed avente un forte magnetismo. Capacità alla quale i primitivi non davano spiegazione scientifica, ma alla potenza degli Dei.

 

*** L’Età dei metalli è il periodo storico in cui gli uomini iniziarono la lavorazione dei metalli per costruire i primi utensili, abbandonando progressivamente l’utilizzo della pietra. Comprende Età del rame, Età del bronzo, Età del ferro.

 

incisioni rupestri

**** Il massiccio del Beigua (Savona, Italia) è stato oggetto tra il 2010 ed il 2012 di un censimento sull’arte rupestre che ha evidenziato la presenza in alcune aree di rocce incise a polissoir, accanto ad altre incise per motivi cultuali, legati in particolare a culti delle acque e della fertilità femminile. Il lavoro di interpretazione e decodifica di questi segni ha dimostrato che i polissoir presenti in questi siti sono la traccia di atelier di produzione di pietre levigate, mentre le rocce incise con rappresentazioni schematiche identificherebbero invece luoghi di culto di età pre-protostorica.

(cfr. Carmelo Prestipino “Le incisioni rupestri del massiccio del Beigua”)