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Fattore Verde – Io sto con Daniza e con tutti gli orsi del Trentino

Gabriele Vallarino, arenzanese classe 1988, è laureato in Scienze Biologiche (Biodiversità ed Evoluzione Biologica). Nella sua formazione ha sempre privilegiato lo studio del mare e il giornalismo ambientale. Attualmente è biologo di bordo dell’Acquario di Genova sulle imbarcazioni che svolgono attività di whale watching; sulle motonavi è impegnato sia come guida che come ricercatore per il monitoraggio cetacei. Socio attivista del WWF, Gabriele ci propone un viaggio nella natura alla ricerca di tutto ciò che c’è da scoprire sul nostro territorio, e oltre.

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C’era una volta l’orso cattivo, quello dai denti aguzzi che anima le fiabe. Un giorno sulle sue montagne arrivò l’uomo, e dell’orso bruno, re delle alpi, non restò solo che il ricordo. Stessa fine fecero gli altri predatori carnivori come il lupo “cattivo”, la lince “cattiva”. I sentieri erano vuoti, profondamente tristi: i boschi non erano più gli stessi. Il puzzle della natura, con la sua rete alimentare in continuo dinamismo ed equilibrio perdeva i pezzetti che risiedono al vertice: i “top predators”.

L’uomo moderno, ucciso l’ultimo orso, era triste. Con la sua intelligenza e con i suoi soldi poteva trovare una soluzione: nacque il progetto di reintroduzione dell’orso bruno “life Ursus”. Era il lontano 1996, nove orsi muniti di radiocollare furono rilasciati nel Parco dell’Adamello-Brenta, in quest’ultimo presidio alpino del plantigrado. Più del 70% degli abitanti era favorevole a questo piano.

Adesso gli orsi del Trentino sono una cinquantina. Il loro areale si è esteso alle regioni limitrofe. Il progetto è un successo riconosciuto a livello mondiale.

Questi orsi si comportano, prevedibilmente da orsi, secondo la loro natura, e paradossalmente è tornato nell’aria anche quel ritornello di cinquant’anni fa: l’orso è cattivo.

In una calda giornata di ferragosto mamma Daniza per difendere i suoi cuccioli, aggredì un cercatore di funghi. La provincia di Trento le sta dando la caccia per sottoporla a captivazione per il resto della sua vita. L’accusa è comportamento aggressivo anomalo. Eppure Daniza non ha alcuna patologia comportamentale, lo sanno bene gli etologi (scienziati del comportamento animale) che per parlare di patologia ci dev’essere un’aggressività senza motivo, fuori contesto.  La difesa dei cuccioli fa parte delle cure parentali, è un istinto elementare che ogni animale possiede, è un comportamento naturale.

Siamo nell’epoca della “seconda chance”, e dobbiamo deciderci, perché se si estingueranno per una seconda volta, non è detto che ci sarà una terza chance. Gli orsi fanno comodo al turismo, ma non possiamo pretendere che siano dei Trudy teneri e “morbidosi” cui non è lecito difendere i propri cuccioli o essere carnivori.

La convivenza è possibile e si basa su due aspetti: il primo è la cautela da parte dei fruitori del parco, che devono rispettare un vademecum semplice ma essenziale, per prevenire episodi di pericolo; in secondo luogo deve essere rispettata sia la politica dei risarcimenti per i possibili danni che per la prevenzione degli stessi come ad esempio con recinzioni elettrificate.

Dobbiamo deciderci, o vogliamo la reintroduzione degli orsi, che sono un patrimonio nazionale e garantiscono un turismo d’eccellenza, oppure non li vogliamo. Come ci ricorda la saggezza proverbiale: “non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca”.