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La parola al commercialista – L’agevolazione prima casa ai fini IMU spetta a entrambi i coniugi che risiedono stabilmente in comuni diversi.

L’agevolazione prima casa ai fini IMU spetta a entrambi i coniugi che risiedono stabilmente in comuni diversi.
di Salvatore Muscatello

Con la pronuncia n. 209 del 13/10/2022 la Corte Costituzionale si è espressa circa l’illegittimità del riferimento al “nucleo familiare” da parte della norma agevolativa per l’IMU della prima casa.  Con il risultato che ai fini dell’esenzione andrà considerato l’immobile “nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”, motivo per cui i coniugi stabiliti in differenti ambiti territoriali potranno di fatto godere della doppia agevolazione IMU. Pertanto ai fini della spettanza del beneficio fiscale è necessaria l’effettiva residenza dei coniugi in Comuni diversi in modo stabile.

La Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittima anche la più recente modifica apportata all’art. 5-decies del D.Lgs 146/2021 (“Decreto collegato fiscale”), secondo cui, a partire dal 2022, sarebbero stati i coniugi a dover scegliere quale dei due immobili – sempre siti in Comuni diversi – avrebbe potuto godere dell’agevolazione in esame. Tale norma sarebbe stata comunque mettere una pezza per consentire almeno a uno dei due coniugi di poter beneficiare dell’esenzione IMU. Tra l’altro i comuni l’hanno considerata non retroattiva. Anche la Corte di Cassazione, dopo aver causato il danno infatti era giunta nel 2019 a una conclusione assurda e precisamente:  “negare l’agevolazione per l’esenzione IMU a entrambi i coniugi se un componente del nucleo familiare risiede in un Comune diverso da quello del possessore dell’immobile”, corre ai ripari in un secondo momento, dal 2021, con una timida apertura nei confronti della spettanza di un’unica agevolazione per nucleo familiare.

Ad ogni modo, la sentenza n. 209/2022 va finalmente a confermare un orientamento sul quale il MEF aveva invitato i comuni alla cautela prima di partire con una serie di accertamenti che poi potevano creare un effetto boomerang.

La sentenza della Corte Costituzionale viene accolta dalla parte politica con molta soddisfazione ma anche tanta rabbia, soprattutto per quei comuni che hanno minacciato comunque di procedere al recupero dell’IMU  per evitare il danno erariale.

La Corte Costituzionale,  in sostanza considera l’applicazione dell’agevolazione prima casa un principio di equità e di uguaglianza in quanto non è possibile che le coppie di fatto possano beneficiare della doppia agevolazione mentre le coppie regolarmente sposate sono escluse.

Ma nelle linee guida invita i comuni ad applicare le norme sancite dalla Costituzione. Purtroppo questo è un lusso che non siamo più abituati a vedere poiché molti funzionari applicano le norme secondo una loro interpretazione, fregandosene altamente di quanto suggerito dalla parte politica. Questo comportamento non solo è in contrasto con la legge ma è anche disallineato con la disciplina del Bilancio degli Enti Locali che in caso di inadempimento da parte del funzionario occorre procedere al recupero del danno nei confronti dello stesso, perché non è corretto che gli errori dei funzionari ricadano sui Cittadini.

Il danno che hanno subito i cittadini per una errata interpretazione dei funzionari è piuttosto consistente poiché in molti hanno provveduto a ricorrere nelle commissioni tributarie e altri hanno provveduto a pagare l’IMU indebitamente richiesta dai comuni ma che adesso a seguito della pronuncia n. 209 del 13/10/2022 della Corte Costituzionale sono obbligati a rimborsare con ingenti spese e debiti fuori bilancio.

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Rubrica a cura del Dott. Salvatore Muscatello – Laureato in Scienze Politiche indirizzo Economico presso l’Università di Genova. Appartenente al Corpo della Guardia di Finanza e componente della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova con incarichi speciali fino al 2000. Dal 2001 Commercialista e Revisore contabile con studio in Arenzano.