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Le Meteocronache – Anticiclone delle Azzorre e Anticiclone Africano

Marco Fanini, nato nel 1990, ha studiato all’Itis Italo Calvino di Sestri Ponente diplomandosi come perito in elettronica e comunicazioni. È da sempre appassionato di meteorologia e ha iniziato da piccolo a studiare questa disciplina, imparando presto a leggere le carte meteo. Collabora con siti meteo a livello nazionale, è membro dell’Associazione Ligure di Meteorologia ed è fondatore del portale web Arenzanometeo.

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LA DIFFERENZA TRA ANTICICLONE DELLE AZZORRE E ANTICICLONE AFRICANO

 

Negli ultimi anni sempre più spesso la nostra estate viene caratterizzata da ondate di calore provocate dall’Anticiclone Sub-Tropicale che sembra aver sostituito l’Anticiclone delle Azzorre, storicamente “padrone” dell’estate nel Mediterraneo.

Ma è vero che l’Anticiclone delle Azzorre era più attivo in passato e l’Anticiclone africano è una novità esclusiva degli ultimi anni ? Andiamo a scoprirlo insieme.

L’Anticiclone africano (detto anche anticiclone sub-tropicale) è un’area di alta pressione proveniente dal nord Africa a natura subtropicale continentale. Si tratta, in parole povere, dell’Anticiclone che in modo semi-permanente durante l’arco dell’anno interessa il territorio del deserto del Sahara e dell’Africa settentrionale, garantendo così la persistente stabilità atmosferica e le significative escursioni termiche.

Grazie al dinamismo del clima e dell’atmosfera, anche l’Anticiclone SubTropicale Africano, così come tutte le figure bariche del pianeta, si sposta, e alcuni determinati meccanismi possono provocarne l’espansione verso nord, nel Maghreb e nel Mediterraneo.

Solitamente questo tipo di risalita avviene in coincidenza della falla barica Iberico/Marocchina, e cioè quando un profondo minimo depressionario si posiziona tra le Canarie, il Marocco e la penisola Iberica, ma spesso può capitare che anche con una falla barica più settentrionale, tra il Golfo di Biscaglia e le Isole Britanniche, l’Anticiclone Sub-Tropicale Africano (specie se in piena estate) riesca a risalire fin nel Mediterraneo, esattamente come sta accadendo in questi giorni.

Gli effetti del caldo subtropicale nell’Europa Mediterranea, quindi in Italia così come in Francia meridionale e nelle isole del Mediterraneo centro/occidentale, possono essere devastanti perchè le masse d’aria, risalendo verso nord, scorrono sul mar Mediterraneo prima di arrivare nelle nostre Regioni, e quindi si caricano di umidità.

L’aria calda dell’Anticiclone Sub-Tropicale non si limita ad essere infuocata termicamente, ma è anche molto umida e quindi rende l’atmosfera particolarmente afosa, incrementando l’indice di calore (la temperatura percepita dal corpo umano).

Le ondate di calore provocate dall’anticiclone africano tendono a durare poco e comunque ad alternarsi con rispettive fasi di fresco e maltempo.

L’Anticiclone delle Azzorre, invece, ha connotati completamente diversi e per certi versi opposti rispetto all’anticiclone africano. E’ una figura anticiclonica che si forma nel medio oceano atlantico in prossimità delle omonime isole e ha origine subtropicale oceanica.

E’ una delle figure bariche più importanti del continente Europeo perchè può espandersi sia verso il Mediterraneo su paralleli, che in senso meridiano spingendosi fino al Circolo Polare Artico.

Nella stagione estiva, solitamente quest’anticiclone riesce a mantenere il predominio nel territorio Mediterraneo condizionando l’estate delle rive del “Mare Nostrum” per lunghissimi periodi di bel tempo con temperature miti, senza eccessi di calore.

Infatti l’Anticiclone delle Azzorre non porta con sè aria calda: arriva da ovest e il suo respiro è tipicamente tiepido nelle stagioni intermedie (primavera e autunno), altrettanto mite durante l’estate.

Le fresche brezze occidentali che lo accompagnano mitigano la calura del solleone e quindi possiamo dire senza dubbio che è molto meno “cattivo” rispetto all’Anticiclone africano.

Però … c’è un “però” che non è da poco, in quanto l’Anticiclone delle Azzorre è solito installarsi nel bacino Mediterraneo e non mollare la presa per tre mesi consecutivi, da inizio giugno a inizio settembre, come accaduto nell’estate 2008 quando in gran parte del centro/sud non è caduta una goccia d’acqua per oltre 100 giorni di fila.

 

 

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