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Patrick George Zaki sarà cittadino onorario di Arenzano

Sulla scia di quanto sta avvenendo in diversi comuni italiani, Patrick George Zaki diventerà cittadino onorario anche di Arenzano: la decisione è stata presa ieri sera, nel corso del consiglio comunale, su proposta di ApertaMente Arenzano, Movimento 5 Stelle e Arenzano Popolare, con il voto favorevole di tutti i presenti. Un gesto simbolico per il quale le forze politiche proponenti hanno espresso soddisfazione.

Il caso di Patrick George Zaki

Da oltre 9 mesi il ricercatore e attivista 27enne Patrick George Zaki si trova incarcerato in Egitto dopo essere stato arrestato la notte fra il 6 e il 7 febbraio 2020, accusato dal governo egiziano di diffondere notizie false attraverso i suoi canali social, attentare alla sicurezza nazionale e di istigare al rovesciamento del governo e della Costituzione.

Patrick George Zaki è ricercatore presso l’Università di Bologna, immatricolato all’Università di Granada nel Master Erasmus Mundus, con una borsa di studio dell’Unione Europea per frequentare il Master Gemma (un corso di studio unico in Europa sugli studi di genere) coordinato dall’Università spagnola.

Nel documento, firmato dai capogruppo Daniela Tedeschi, Sabrina Traverso e Salvatore Muscatello, si legge: «Le autorità egiziane affermano di aver arrestato Zaki a Mansoura, sua città natale, mentre del giovane ricercatore si sono perse le tracce più di 24 ore prima, appena sbarcato all’Aeroporto Internazionale del Cairo; l’Ong EIPR denuncia come Zaki sia stato bendato e torturato per ore: picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato dalla National Security Investigations (Nsi). Il rapporto di polizia presentato ai legali del ricercatore “sostiene falsamente che venne arrestato a un posto di blocco nella sua città natale, a seguito di un ordine emesso a settembre 2019” mentre Zaki aveva lasciato il suo Paese in agosto».

E ancora: « Le accuse rivolte a Patrick sono le stesse che colpiscono persone che svolgono attività del tutto legittime secondo il diritto internazionale e che in Egitto hanno raggiunto in questi anni centinaia di attivisti, ricercatori, avvocati, esponenti di organizzazioni per i diritti umani; le autorità egiziane non hanno mai contribuito a fare chiarezza e hanno palesemente ostacolato l’inchiesta dei magistrati italiani sull’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto (la collaborazione giudiziaria è ferma al 28 novembre 2018 con l’ufficializzazione delle accuse della Procura di Roma nei confronti dei poliziotti egiziani). Risulta costante il riverbero internazionale delle terribili condizioni, dal carcere alle torture, in cui riversano in Egitto gli oppositori politici, giornalisti, sindacalisti, universitari, difensori dei diritti».

Infine le forze politiche esprimono «solidarietà, sostegno e vicinanza alla famiglia e alle Università di Bologna e Granada, ai Familiari di Giulio Regeni e di tutte le Vittime di sopruso dei diritti civili».

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