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Prefetto in visita alla Stoppani: i fondi per la messa in sicurezza sono ‘sbloccati’. Cosa succede adesso

Mercoledì 1 settembre il prefetto di Genova, in veste di commissario all’emergenza Stoppani, ha visitato il sito tra Cogoleto e Arenzano, insieme ad alcuni tecnici e a membri di entrambe le amministrazioni. Per Cogoleto presenti il sindaco Paolo Bruzzone e l’assessore all’ambiente Alberto Corradi, per Arenzano il sindaco Luigi Gambino e l’assessore all’Ambiente Giovanna Damonte. 

L’esito dell’incontro è stato riportato dal sindaco di Cogoleto Paolo Bruzzone in consiglio comunale. Il Prefetto ha prima avuto modo di constatare il funzionamento dell’impianto sul sito, che consente di trasformare le acque inquinate in acqua senza agenti inquinanti che vadano a superare i limiti di legge: «Questo per noi è motivo di tranquillità circa quello che riguarda la balneazione, cosa che anni addietro sicuramente era molto più preoccupante» ha detto Bruzzone.

Tra il 2021 e il 2022 le gare per terminare la messa in sicurezza

Ma la novità più importante riguarda la messa in sicurezza: «Abbiamo trasmesso al Prefetto l’istanza che viene da tutto il territorio di Cogoleto e Arenzano, cioè superare questa situazione che ormai si protrae da molto tempo con una messa in sicurezza che ha proceduto per diversi anni, ha avuto una fase di stallo per mancanza di finanziamenti apparentemente stanziati ma mai liquidati prima alla struttura commissariale (si parla di più di 14 milioni di euro, ndr), e al commissario nella persona del Prefetto, e che oggi invece vede la disponibilità economica finalmente nelle mani del commissario».

Dunque i lavori potranno procedere: «Questo consentirà – riporta Bruzzone – tra la fine dell’anno e il 2022 di organizzare tutte le gare che sono previste anche dal decreto e che avranno quindi come risultato il conferimento degli appalti necessari alla demolizione dei manufatti ancora presenti nell’area, alla eliminazione di tutte le scorie, da quelle meno pericolose fino a quelle con attualmente ancora presenza di cromo 6, benché stoccate e messe già in sicurezza, e quindi un procedimento che nei prossimi anni dovrebbe portare alla fine della cosiddetta messa in sicurezza».

Messa in sicurezza e bonifica: non sono la stessa cosa

Sappiamo però che messa in sicurezza e bonifica non sono la stessa cosa: la messa in sicurezza prevede la demolizione degli impianti e l’eliminazione delle scorie, mentre la bonifica, un’altra opera immensa, prevede la preparazione del territorio per essere poi destinato ad altro utilizzo. I lavori per la bonifica dipenderanno dalla destinazione d’uso che si vorrà dare all’area.

«La messa in sicurezza – dice Bruzzone – è solo un primo passaggio che attendevamo da anni e che è rimasta bloccata per un periodo non breve, e di cui vorremmo veder la fine. Ma è nostra intenzione, così come dell’amministrazione di Arenzano, guardare al futuro e vedere una nuova destinazione dell’area per poter organizzare la bonifica. Nel decreto si parla non di fine di messa in sicurezza con le risorse citate prima, ma di bonifica. Riteniamo che la parola bonifica sia stata utilizzata in maniera scorretta: le risorse sicuramente non saranno sufficienti per portare a termine anche la bonifica. Quindi il prefetto ci ha rassicurato: stanno continuando a chiedere risorse anche per poter poi eventualmente portare avanti questo aspetto. Fermo restando che la figura del Prefetto in quanto commissario ha come scopo esclusivamente portare a termine la messa in sicurezza e non la bonifica».

Il contenzioso: l’area non è ancora di proprietà dello Stato

Non è tutto, perché l’area è ancora oggetto di un contenzioso tra il curatore fallimentare della Stoppani e lo Stato. Attualmente il SIN (Sito di Interesse Nazionale) in quanto tale è sotto il controllo del Ministero, attraverso la struttura commissariale, ma l’area attualmente non è ancora di proprietà dello Stato.

«Il Prefetto – conclude Bruzzone – ci ha comunicato che tramite l’avvocatura dello Stato stanno promuovendo le azioni necessarie affinché quantomeno in futuro l’area venga recuperata dallo Stato a parziale risarcimento del danno ambientale che Stoppani ha causato al nostro territorio e allo Stato stesso. Stiamo parlando ancora purtroppo di tempi lunghi ma è intenzione dell’amministrazione operare delle verifiche affinché vengano rispettati i termini della messa in sicurezza, sollecitando tutti coloro che stanno lavorando a vario titolo nell’area, preparandosi alla definizione della messa in sicurezza e pensando al dopo, e dunque alla nuova destinazione dell’area e alla bonifica della stessa».

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