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Referendum “anti-casta”: dove e quando firmare ad Arenzano

Per poter richiedere il Referendum, ad Arenzano è possibile firmare presso l’ufficio Segreteria del Comune, primo piano, negli orari di ricevimento del pubblico: martedì e venerdì 9,30-11,30 e giovedì 15-17.

Il successo della raccolta firme è grande, ma come fare se i moduli finiscono? Il sito del movimento Unione Popolare, comitato promotore del referendum, spiega che si possono scaricare e stampare: “Viste le innumerevoli richieste di moduli raccolta firme, provenienti dai Comuni e dai liberi cittadini che volontariamente si organizzano per la suddetta raccolta, e vista l’impossibilità di poter soddisfare in tempo utile tutte le suddette richieste, SI AUTORIZZA alla possibilità di scaricare e stampare, secondo le modalità riportate ( in formato A3 a colori), i moduli raccolta firme, attraverso il file in PDF  di seguito riportato”. (Per scaricare il modulo dal sito di Unione Popolare, clicca qui.)

Intanto, l’Associazione Civica Arenzano InMovimento fa sapere che domenica 22 luglio – dalle 9 alle 13 – sarà presente in via Bocca, con un banchetto, per raccogliere le firme.

Per poter richiedere il Referendum contro la Casta servono 500.000 firme entro il 30 luglio.

In cosa consiste il Referendum “anti-casta” (dal sito di Unione Popolare):

Proposta di referendum popolare abrogativo – ai sensi dell’art.75 della Costituzione e in applicazione della legge 25 Maggio 1970, n. 352 sul seguente quesito: Volete voi che sia abrogato l’Art. 2 della legge 31 Ottobre 1965, n. 1261 pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 20 Novembre 1965, n.290?

Con  l’abrogazione della disposizione di cui all’ 2 della legge 1265, n. 1261, ai Parlamentari non verrà più corrisposta la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma”. Resta comunque ferma la corresponsione dell’indennità disciplinata dall’Art 1 della predetta legge.

La scelta di non proporre l’abrogazione dell’art. 1 della legge nasce dall”esigenza di non incorrere nel rischio  incostituzionalità del referendum. Va infatti rammentato che l’ art.96 della costituzione recita : “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”.

Ne deriva che l’abrogazione della norma che attua il dettato Costituzionale ( appunto L’art. uno della legge 1265) lascerebbe un vuoto normativo in una materia coperta da disciplina costituzionale.

L’abrogazione dell’ art 2, che prevede l’erogazione di una diaria a titolo di rimborso spese, non mette a rischio la legittimità costituzionale del referendum.

Peraltro va osservato che quest’ultima norma prevede un “rimborso spese” in cifra fissa uguale per tutti e senza l’obbligo di dimostrarne l’effettiva spesa. La stessa cosa  prevista per cosiddetti rimborsi elettorali: un vero e proprio ossimoro molto lucroso.

Al di la delle considerazioni politiche e morali a sostegno della proposta, merita di essere preso in considerazione anche il dato del significativo beneficio che deriverebbe alle disastrate casse dello stato.

L’indennità infatti costa ben 48.000 euro all’anno per ciascun parlamentare: quasi un raddoppio dell’indennità di cui all’art.1.

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