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Treno e Cinema, percorsi paralleli – Paul, Mick e gli altri

Con Paul, Mick e gli altri (2001), Ken Loach ha proposto una attualizzata immersione nel mondo dei ferrovieri, denunciando gli effetti della spinta privatizzazione attuata dalle ferrovie britanniche negli anni Novanta. I modelli di riferimento riportano senza dubbio a Renoir e a Germi, con gli aspetti sociali e familiari della vita dei protagonisti, ma l’acuta analisi sociale (in questo caso anche politica) è quella tipica del regista irlandese, che non usa mezzi termini per drammatizzare il punto di vista di uno spaesato gruppo di addetti alla manutenzione in uno scalo ferroviario nel sud dello Yorkshire, a metà degli anni Novanta.

Con lo spacchettamento delle British Rail e la costituzione di nuove società, nulla, per loro, è più come prima: il sindacato è diventato una sorta di ostacolo allo sviluppo, i costi imposti dalla concorrenza devono scendere senza badare troppo alla sicurezza dei lavoratori, tra ferrovieri non c’è più solidarietà e spirito di corpo, ma pura competizione (proprio quello che vogliono le aziende). Paul, Mick e gli altri colleghi, sorpresi e incerti, continuano a vivere la loro quotidianità senza capire per quale motivo il loro modo di essere ferrovieri debba necessariamente cambiare e per quale ragione una delle poche sicurezze disponibili – quella del lavoro in una grande azienda – debba essere sacrificata sull’altare di un progresso che, ai loro occhi, sembra solo foriero di sventure.

Nel film, tanti treni. Ma tutti in transito, veloci e indifferenti rispetto a quella squadra di lavoratori dei binari. Veloci e indifferenti come i tempi dell’Inghilterra post-thatcheriana che proprio in quegli anni si renderà colpevole di errori anche gravi nel settore ferroviario, con un eccesso di liberalizzazione dal quale sarà poi costretta a fare non irrilevanti retromarce.

Ritratto di una crisi di identità – dei lavoratori come di quello che è il più antico sistema ferroviario al mondo – Paul, Mick e gli altri sembra anticipare i temi che introducono al mondo del dopo 2008, con lo spaesamento di una società via via sempre più modellata dalla diffusione delle tecnologie e dall’affermarsi di un liberismo privo di ogni spazio per l’attenzione al sociale, orientato com’è alla logica del profitto. Mercato e concorrenza sono le parole chiave di una trasformazione epocale in cui si assiste al tramonto del ruolo del sindacato mentre i disorientati operai della manutenzione del film vengono confusi, isolati e messi l’uno contro l’altro.

Alla sua uscita, per l’attualità del tema trattato, il film di Loach è poi stato più volte proposto dai sindacati italiani nelle assemblee dedicate alla riorganizzazione delle Ferrovie dello Stato con lo scopo di richiamare alle coscienze dei lavoratori le insidie del modello privatistico al quale tendevano ad orientarsi anche le Ferrovie italiane, oggi sempre più dichiaratamente “impresa”, anche se i modelli organizzativi degli ultimi vent’anni non sono mai arrivati agli estremi toccati dalle ferrovie britanniche. Ma con i tempi che corrono, si sa, per questo c’è ancora tempo.

 

Paul, Mick e gli altri (The Navigators, GB 2001)

Regia: Ken Loach

Sceneggiatura: Rob Dawber

Fotografia: Barry Ackroyd

Genere: drammatico

Interpreti: Dean Andrews, Thomas Craig, Joe Duttine, Steve Huison, Venn Tracey, Andy Swallow, Sean Glenn, Charlie Brown, Juliet Bates, John Aston, Graham Heptinstall, Angela Saville, Clare McSwain, Megan Topham, Abigail Pearson.

 

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Roberto Scanarotti, giornalista e scrittore, ha pubblicato Treno e cinema. Percorsi paralleli (Le Mani editore, 1997), Aghi, Macachi e Marmotte – Dizionario semiserio per viaggiare in treno (ecedizioni, 2009), Destinazione immaginario – Andata e ritorno nell’universo simbolico della ferrovia (ilmiolibro.it, 2012) e Ultra vendeva noccioline (2013). Treno e cinema sono amici da sempre. Per l’esattezza dal 28 dicembre 1895, quando i fratelli Lumière – a loro insaputa – firmarono l’atto di nascita della settima arte portando in scena proprio un’inquietante locomotiva con alcune carrozze al traino. Da quel momento in poi, dopo letterati, poeti e pittori, anche i cineasti furono attratti dal fascino della ferrovia, e non ci volle molto tempo prima che il treno diventasse un celebrato protagonista degli schermi. Roberto Scanarotti svelerà miti e riti della ferrovia su celluloide, attraverso una serie di segnalazioni focalizzate su rail-movie e dintorni.  Buon viaggio sui binari dell’immaginazione, dunque, anche ai pendolari che viaggiano ogni giorno su quelli reali e sono quindi poco sensibili alle suggestioni poetiche del mondo dei treni. Ma tant’è: parafrasando Bogart, bisogna pur ricordarsi che “è la ferrovia bellezza, e tu non ci puoi fare niente!”.