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Treno e Cinema: percorsi paralleli – Trappola sulle Montagne Rocciose: un treno da paura

Ringraziamo Roberto Scanarotti per il contributo finora dato alla rubrica “Treno e Cinema: percorsi paralleli”: a presto!

 

 

Il lussuoso Grand Continental collega Denver a Los Angeles. Mentre attraversa le Montagne Rocciose, passa in una zona di blackout radio che permette all’ipertecnologico e psicotico cattivo di turno di mettere sotto scacco il governo americano: o gli paga un miliardo di dollari o Travis Drane (Eric Bogosian) manovrerà dal treno il supersatellite da lui progettato per distruggere Washington e dintorni.

Sarà un caso, ma su quel convoglio viaggia anche un certo Casey Rybak (Steven Seagal) in compagnia della nipotina, uno che proviene dalle forze speciali dell’esercito ma che da solo vale un esercito. Di fronte alle concrete minacce dello scienziato pazzo e della sua truculenta banda paramilitare che inizia già a mietere vittime tra i passeggeri, Casey non può certo starsene con le mani in mano. Gli era già capitato in Trappola in alto mare, del resto, e quindi non poteva toccare che a lui. Con la saltuaria collaborazione del simpatico inserviente di colore Bobby, eccolo quindi in azione, a mostrare a tutti come sia in grado di muoversi sopra e sotto al treno e di far fuori i cattivi con le mani e altri strumenti presi a caso.

Quando Trappola sulle Montagne Rocciose, diretto da Geoff Murphy, è uscito nelle sale, la gamma dei film in cui si mettevano sotto assedio grattacieli, aerei, navi e intere città era molto ampia. Mancava solo il treno. E l’impeccabile, monoespressivo Steven Seagal, sempre elegante nel suo completo nero firmato, anche al termine degli impegnativi confronti che lo vedono lottare contro decine di sanguinari nemici:  lui è così, non si scompone. A differenza di Stallone o di Bruce Willis, destinati a restare a torso nudo o in canottiera, la sicurezza del suo stile di combattimento è tale da non fargli perdere lo stile. Anche su un treno, nella scomodità degli spazi a disposizione.

Il film è un misto di thriller, spionaggio, arti marziali e catastrofismo destinato al pubblico che ama il genere e Seagal in particolare. Al di là degli stereotipi narrativi e della trama scontata, la storia di Trappola sulle Montagne Rocciose ha ritmo ed è anche in grado di divertire. Singolare è il ruolo che la sceneggiatura assegna al treno, qui trasformato in una inquietante base satellitare mobile, dalla quale il perfido Drane può manovrare il satellite Grazer 1. Meno originali, anche se molto vicine ai confini della realtà, le scene di salti tra vagoni, le mille esplosioni e il finale con la scaletta agganciata all’elicottero.

 

Trappola sulle Montagne Rocciose (Under Siege 2: Dark Territory, Usa, 1995)

Regia: Geoff Murphy

Interpreti: Steven Seagal, Eric Bogosian, Everett McGill, Katherine Heigl, Morris Chestnut, Peter Greene, Patrick Kilpatrick, Kurtwood Smith

Genere: thriller

Sceneggiatura: Richard Hatem, Matt Reeves

 

Produttore: Steven Seagal, Arnon Milchan, Steve Perry

Fotografia: Robbie Greenberg

Montaggio: Michael Tronick

Musiche: Basil Poledouris

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Roberto Scanarotti, giornalista e scrittore, ha pubblicato Treno e cinema. Percorsi paralleli (Le Mani editore, 1997), Aghi, Macachi e Marmotte – Dizionario semiserio per viaggiare in treno (ecedizioni, 2009), Destinazione immaginario – Andata e ritorno nell’universo simbolico della ferrovia (ilmiolibro.it, 2012) e Ultra vendeva noccioline (2013). Treno e cinema sono amici da sempre. Per l’esattezza dal 28 dicembre 1895, quando i fratelli Lumière – a loro insaputa – firmarono l’atto di nascita della settima arte portando in scena proprio un’inquietante locomotiva con alcune carrozze al traino. Da quel momento in poi, dopo letterati, poeti e pittori, anche i cineasti furono attratti dal fascino della ferrovia, e non ci volle molto tempo prima che il treno diventasse un celebrato protagonista degli schermi. Roberto Scanarotti svelerà miti e riti della ferrovia su celluloide, attraverso una serie di segnalazioni focalizzate su rail-movie e dintorni.  Buon viaggio sui binari dell’immaginazione, dunque, anche ai pendolari che viaggiano ogni giorno su quelli reali e sono quindi poco sensibili alle suggestioni poetiche del mondo dei treni. Ma tant’è: parafrasando Bogart, bisogna pur ricordarsi che “è la ferrovia bellezza, e tu non ci puoi fare niente!”.