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VIDEO – 25 Aprile ad Arenzano: l’Anpi, la guerra, la pandemia e una società da ricostruire

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Un altro video accompagna il percorso arenzanese verso il 25 Aprile: in questa registrazione, la seconda delle tre pensate dal Comune di Arenzano, realizzate da Valerio Parodi e pubblicate sul canale istituzionale Arenzano Turismo, l’assessore alla Cultura Davide Oliveri dialoga con Orazio Lo Crasto, presidente della locale sezione dell’Anpi “16 giugno 1944”. Sul tavolo, questa volta, non c’è più storia la locale: si parla di libertà, diritti e memoria. E anche di attualità.

Cosa rappresenta oggi il 25 Aprile? «È la festa di tutti – commenta Lo Crasto – e non segna la demarcazione degli uni contro gli altri, bensì la demarcazione tra guerra e pace, tra la dittatura e la libertà. È la festa grazie alla quale l’Italia ha riacquistato la dignità: da quella data è partita la ricostruzione morale, sociale e anche civile del popolo italiano».

Qualche curiosità:

  • Il 24 Aprile 1945 Arenzano viene liberata dalla 187esima Brigata Garibaldi S.A.P. e conquista, prima in Liguria, la libertà. Ecco perché, in paese, c’è piazza XXIV Aprile (e non XXV).
  • Il filo del discorso porta all’attualità: il periodo che stiamo vivendo ha fatto parlare molti di privazione della libertà e l’anno scorso dall’Anpi nazionale era arrivato l’invito a cantare Bella Ciao dal balcone, un modo per ricordare e anche per sostenersi in un momento durissimo. Ma adesso molte persone iniziano ad essere veramente stanche e demoralizzate per tanti motivi, e richiamano a una “dittatura sanitaria”.
    «La risposta che ha dato Orazio su questo tema non è banale – dice Oliveri – e spero possa essere uno spunto di riflessione di cui parlare anche in casa. Questo è stato forse il video più complesso perché i temi da affrontare erano veramente tanti e molto delicati, ma siamo riusciti a stare comunque nei tempi».
    «Il tema del lavoro è estremamente complicato, così come quello della scuola – ha risposto Lo Crasto – rischiamo di avere dei giovani che arriveranno con delle lacune e dei livelli di impreparazione, credo che sia un costo sociale e personale difficile da quantificare. Per quanto riguarda il lavoro è drammatico, i poveri in Italia che già erano tanti sono aumentati di un milione. Queste cose sono bombe sociali: ci vuole un recupero sul piano sociale. Dimentichiamo spesso quante incidenze negative ha avuto la fine della Prima Guerra Mondiale sul periodo dopo. Con il 25 Aprile è nata una società migliore, anche adesso noi dobbiamo pensare questo. Quello che sta accadendo ci deve insegnare a vivere diversamente, a essere più solidali, a vivere meglio insieme».
    È anche una questione generazionale: «Noi non siamo stati capaci di trasmettere quello che ho detto poco fa – conclude Lo Crasto – ora c’è l’occasione. Se non recuperiamo il senso della solidarietà, di essere innovativi, di avere fantasia. Dobbiamo costruire nuovi posti di lavoro, pensiamo all’ambiente, alle nuove tecnologie, sleghiamoci da vecchi schemi». 
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