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VIDEO – 11 aprile 1991 ore 12,40: 30 anni fa la tragedia della Haven

La tragedia della “Haven”, 30 anni fa, verrà ricordata come il più grave disastro ambientale della storia della Liguria.

La petroliera, battente bandiera cipriota, affondò il 14 aprile 1991 al largo tra Arenzano e Cogoleto dopo un incendio durato tre giorni.

Era una nave cisterna di grandissime dimensioni, 110 mila tonnellate di stazza, lunga 335 metri per più di 50 di larghezza. Con tre cisterne centrali e dieci laterali era in grado di trasportare 230 mila tonnellate di petrolio.

Immagini esclusive dagli archivi di Cronache Ponentine:

La “Amoco Milford Haven” – questo il suo nome originario – era stata costruita a Cadiz, in Spagna, e consegnata nel 1973 alla Amoco Transport Company di Chicago. Negli anni Ottanta fu venduta a una compagnia liberiana e immatricolata con bandiera cipriota con il nuovo nome di “Haven”. Utilizzata sulle rotte tra il Golfo Persico e l’Indonesia, era rimasta ferma tra l’88 e il 90 per due anni a Singapore per riparazioni, dopo che era stata colpita e danneggiata da un missile sparato da una motovedetta iraniana. Completate le riparazioni ripartì il 10 gennaio del 1991 e attraverso il Capo di Buona Speranza raggiunse l’Europa.

Tra il 7 ed il 9 aprile la Haven era ormeggiata alla piattaforma davanti al Porto Petroli di Genova Multedo per uno scarico parziale di greggio.

Disastro Haven: cosa era successo

C’era bel tempo – almeno quello, per fortuna – in quelle giornate primaverili di 30 anni fa.

Giovedì 11 aprile, in mattinata, la petroliera è ferma in rada; sta effettuando un travaso di greggio dalla stiva 1, a prua, alla stiva 3, a centro nave, ma qualcosa in quella operazione non va per il verso giusto.

Sono le ore 12,40 quando a bordo si verifica una fortissima esplosione, il cui boato scuote tutto il ponente.

Un centinaio di metri della copertura del ponte superiore vengono divelti e affondano in mare; divampa un furioso incendio. Nell’esplosione rimangono uccisi 5 dei 36 componenti dell’equipaggio. In quel momento la Haven ha ancora nelle sue cisterne circa 144 mila tonnellate di petrolio greggio e più di 1.200 tonnellate di combustibile.

Chi c’era, ricorda benissimo il rumore sordo che si sentì in ogni angolo di Arenzano e Cogoleto (e ovviamente non solo), e la colonna di fumo nerissimo che si alzò verso il cielo. E voi dove eravate? Cosa stavate facendo? Commentate questo articolo sulla nostra pagina Facebook.

Le fiamme, spinte verso poppa dal vento, causano il progressivo riscaldamento delle cisterne rimaste integre, l’aumento della pressione al loro interno e il loro collassamento. Alle ore 13 circa una nuova esplosione, la catena di ancoraggio si rompe e la Haven va alla deriva verso ponente.

Il giorno dopo (val la pena ricordare che solo due giorni prima, nel porto di Livorno, era bruciato il traghetto Moby Prince causando la morte di 140 persone) cominciarono i primi interventi per bloccare il petrolio in fiamme che fuoriusciva dalle cisterne. Un rimorchiatore iniziò ad avvicinare la nave alla costa, ma una parte dello scafo lungo circa 100 metri e contenente 3 cisterne si staccò e affondò. Alle ore 9.35 del 13 aprile, la nave era ancora in fiamme e vi furono altre nuove esplosioni. Il rischio – gravissimo – era che si potessero riversare in mare oltre centomila tonnellate di greggio, ben più del doppio del petrolio che aveva provocato, due anni prima, la catastrofe in Alaska.  Il petrolio raggiunse le spiagge, ma le condizioni favorevoli del mare e del vento impedirono che le colonne di fumo, alte fino a 300 metri, raggiungessero le coste.

La mattina del 14 aprile, la Haven affondò completamente e si posò sul fondo del mare alla profondità di circa 80 metri a poco più di un miglio dalla riva al largo di Arenzano.

Furono giornate di grandissima apprensione venate dalla angoscia per una catastrofe ambientale che avrebbe potuto essere senza precedenti nel Mediterraneo, ponendo la parola fine per il turismo rivierasco. Ricordiamo tutti le macchie nere sulla spiaggia, che ci ritrovavamo sui piedi e sui vestiti.

Ma come sappiamo – per la capacità di tutti coloro che si impegnarono nelle operazioni di recupero e bonifica (e forse anche per un po’ di buona sorte) – non fu così. Ora la Haven è il più grande relitto visitabile dai subacquei del Mediterraneo, e uno dei più grandi ed interessanti al mondo.

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