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Arenzano, le parole della giornalista afghana Rahel Saya: “In fuga dai talebani, non pensavo potesse accadere di nuovo, alla mia generazione”

Una giornata interamente dedicata alla donna, quella di ieri, sabato 12 marzo, ad Arenzano, con un evento organizzato dal Comune, Anpi, Unitre Arenzano Cogoleto e Donna Oggi.

L’evento

Tra gli ospiti della giornata, moderata da Anni Valle e Cesira Bertoni – presidentesse di Unitre e Anpi – la giornalista Donatella Alfonso che ha presentato il libro “Destinazione Ravensbruck – L’orrore e la bellezza nel lager delle donne”, scritto insieme a Laura Amoretti e Raffaella Ranise. Nel saggio si raccontano le storie delle donne rinchiuse in un campo di concentramento a nord di Berlino, attraverso le testimonianze delle sopravvissute. Ha preso la parola anche Anna Cassinelli di Donna Oggi per parlare delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili (mgf) con riferimento al libro “La sposa bambina” di Padma Viswanathan, in cui una bimba di 10 anni si reca in tribunale per chiedere il divorzio.

L’intervento di Rahel Saya

Particolarmente sentito dal pubblico è stato poi l’intervento promosso da Unitre della giovane giornalista e attivista afghana Rahel Saya, 21 anni, costretta a scappare l’anno scorso dal suo paese per aver raccontato – con documentari e reportage – le storie di donne e bambine che lottano per l’affermazione della libertà. Rahel adesso vive nella città metropolitana di Genova, ha frequentato le lezioni di italiano per stranieri all’Unitre, e a settembre le è stato conferito il premio internazionale Biagio Agnes a Roma. Nel frattempo non si arrende, continua a parlare del suo paese ovunque può, e ha deciso di continuare a studiare alla Iulm (prima frequentava l’università a Kabul). Rahel è grata per l’accoglienza che ha ricevuto, anche se qui deve ricominciare tutto da capo, con una sorella e la cognata, e il resto della famiglia sparso in altri paesi e il padre rimasto in Afghanistan.

Rahel ha preso la parola per spiegare, in un discorso durato circa un quarto d’ora, la situazione delle donne nel suo paese, con un particolare pensiero anche a chi sta scappando in queste drammatiche giornate dall’Ucraina. Un discorso toccante che è stato anche un monito a non dimenticare mai, e ad adoperarsi in modo che il passato non torni: “Non pensavo che saremmo tornati di nuovo a questo punto, che sarebbe stata colpita anche la mia generazione. Da bambina i miei parenti mi raccontavano dei talebani, non pensavo che sarebbe potuto riaccadere di nuovo. Volevo essere una donna attiva nella società, invece sono dovuta scappare e il mio lavoro è stato distrutto nel giro di una notte”.

Sotto il video, la trascrizione delle sue parole (nel video sono state tradotte simultaneamente da Donatella Alfonso, accanto a lei) e le foto dell’incontro.

Il discorso di Rahel

«La situazione in Afghanistan è difficile – ha spiegato Rahel – anche perché è sempre più difficile la comunicazione soprattutto sui social media. L’Afghanistan è un paese di 40 milioni di abitanti che adesso vivono sotto la legge imposta dai talebani. Per lavoro mi occupavo di diritti delle donne e bambine realizzando documentari e reportage. Sfortunatamente è andato tutto distrutto in una notte. Sono sicura che mi capite, fisicamente sono con voi, in Italia, ma con la mente sono ancora in Afghanistan. Quando ero piccola i miei parenti mi raccontavano dei talebani, dicendo che distruggevano tutto, che soggiogavano specialmente le donne, non avrei mai più immaginato di rivivere io quelle circostanze, non pensavo che, di nuovo, sarebbe stata coinvolta un’altra generazione, la mia. Le donne ci hanno messo vent’anni per poter lavorare come gli uomini, essere attive nella società, non credevamo di dover affrontare di nuovo una situazione del genere. Prima del ritorno dei talebani io studiavo, lavoravo, la mia era una storia come quella di migliaia di giovani giornalisti in Afghanistan. Adesso sono qui, non possiamo vivere in quella situazione. Sono davvero preoccupata per il mio paese. Quando ero piccola volevo diventare una donna attiva nella società, essere la voce del mio popolo, aiutare le bambine, avrei voluto parlare del mio paese all’estero, ma non in questo modo. È difficile scappare in un’altra nazione di cui non sai niente, nemmeno la lingua, e devi iniziare di nuovo, dall’alfabeto, dalla lingua, imparare di nuovo a parlare. Sei una persona adulta ma devi ricominciare tutto come un bambino. Qui va tutto bene, sono felice di essere qui e molto grata a chi ha aiutato noi rifugiati, qui in Italia ci sono 5mila rifugiati afghani. Siamo molto fortunati a essere riusciti a scappare. Ma non posso non pensare alle donne che sono rimaste: noi siamo qui in una sala che parliamo, tutti insieme, mentre in Afghanistan ci sono donne costrette a stare chiuse in casa, erano lavoratrici, persone molto attive, oggi non possono più fare niente. Sono arrivata in Italia da sei mesi, dopo un viaggio complicato attraverso il Pakistan e la Germania, rivivo tutto come una fotografia davanti ai miei occhi. Le donne in Afghanistan adesso non sono libere di uscire o di avere alcun tipo di libertà senza un uomo accanto. Ci sono tanti problemi in Afghanistan e anche i social media, le tv, i giornali, sono sotto il controllo dei talebani. È difficile anche per me avere informazioni su quello che accade».

Un ultimo passaggio del discorso di Rahel è stato dedicato all’invasione russa in Ucraina: «Posso capire quel che sta succedendo in Ucraina dal profondo del cuore. Sappiamo che la guerra è la guerra, sono preoccupata per l’Afghanistan perché è il mio paese, sono anche preoccupata per l’Ucraina vedendo le immagini delle donne e i bambini in fuga, mi commuovono perché conosco questa situazione. Auguro tutto il meglio ai cittadini ucraini, al mio Afghanistan, alla mia gente, spero che le cose possano migliorare presto, so che adesso sembra impossibile, ma è l’unico modo per andare avanti, cercare di essere ottimisti».

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