Al Rifugio Pratorotondo un telefono speciale per affidare le “parole al vento”

Un telefono speciale per affidare le proprie “parole al vento”: è l’ultima iniziativa del Rifugio Pratorotondo, sopra Cogoleto, che ha messo all’esterno un telefono – non collegato – per tutti coloro che hanno voglia di affidare la propria voce al vento, in un luogo di pace e tranquillità, magari per parlare con le persone che non ci sono più.

L’idea del telefono delle “parole al vento” arriva da Kujira-yama, la “montagna della balena” nel nord est del Giappone. Qui, nel giardino di Bell Gardia, curato da Itaru Saraki, c’è una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Sasaki ha allestito l’installazione dopo la morte dell’amato cugino nel 2010, un modo per lenire la sofferenza. Da quel momento, da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell’aldilà. Di questo speciale telefono – che ha commosso il mondo e di cui molti giornali a livello internazionale hanno parlato – tratta anche il libro “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina, che ha ispirato i gestori del rifugio Pratorotondo.

L’idea è stata un successo e al rifugio arrivano quotidianamente molte richieste. Il telefono è a disposizione gratuitamente sempre, e nel bussolotto del Rifugio si trova anche un quaderno per scrivere i propri pensieri o semplicemente un nome, per chi lo desidera.

«Lo abbiamo messo – spiegano i gestori su Facebook – perché in questo luogo meraviglioso, che ci ha sempre trasmesso tanta pace, così vicino al Cielo, possa aiutare chiunque voglia parlare con chi ci manca. Quando siamo aperti, chi vuole troverà sempre un abbraccio dopo la telefonata e orecchie pronte ad ascoltare, per chi lo desidera».