“Autostrade Chiare”, decine di migliaia gli iscritti: «Scenderemo in piazza per il diritto di muoverci in sicurezza»

di Valentina Bocchino

Ha raggiunto in breve tempo decine di migliaia di iscritti (al momento in cui è stato scritto questo articolo, la sera del 15 gennaio, è a quota 53.482) e sta crescendo ancora, tanto che basta aggiornare la pagina per scoprire che i numeri salgono di minuto in minuto. Il gruppo Facebook “Autostrade Chiare” è nato come uno spazio per sfogarsi (nel senso nobile del termine) e “contarsi” per iniziare a chiedere risposte precise a società Autostrade; poi, nel giro di poche settimane, è esploso in un vero e proprio boom di contatti.

Fondato da Luca Ternavasio, il gruppo ha oltrepassato ben presto i confini della Liguria e ha avuto bisogno di uno staff per la gestione: tra i 7 amministratori c’è anche Marco Mattiozzi, che gli arenzanesi conoscono come amministratore di “Sei di Arenzano se”.

Armato – come sempre – di tanta pazienza e cellulare per rispondere con diplomazia a tutti i messaggi che gli arrivano, Marco ricorda l’inizio della sua avventura: «Nel periodo natalizio la situazione delle Autostrade soprattutto a Genova e in Liguria è diventata insostenibile, impiegavamo ore per fare pochi chilometri. Ho pensato di fare qualcosa, poi ho visto su Facebook il gruppo “Autostrade Chiare”: mi sono iscritto e gradualmente si sono unite tantissime persone. Era un inizio, prima in molti si lamentavano singolarmente, adesso possiamo fare fronte comune. Ora, oltre agli iscritti, siamo 7 amministratori e 14 moderatori. Abbiamo anche un logo ufficiale che rappresenta, oltre che le iniziali del gruppo, l’elicoidale di Sampierdarena, ovvero quel che era rimasto dopo il crollo del ponte Morandi, con 43 puntini intorno a omaggiare le vittime. È evidente che partiamo da questa grande tragedia italiana che ha toccato noi genovesi da vicino per chiedere risposte e giustizia». 

E adesso, Marco?

«Già, e adesso? In tanti ci fanno questa domanda. Intanto noi amministratori ci siamo incontrati anche “offline”, ci siamo conosciuti, e abbiamo deciso di portare avanti la nostra protesta pacifica anche fuori dai confini della rete. Certo, non è facile capire con precisione cosa fare, dove andare, ma abbiamo alcuni punti fermi: vogliamo che il movimento nato intorno al gruppo Facebook possa trasformarsi in azioni concrete. E non accettiamo “cappelli” da parte di partiti o movimenti politici».

Avete anche messo un filtro sul gruppo

«Esatto, nessun post finisce sul gruppo prima di essere moderato da noi. C’è stato un momento in cui circolavano diversi troll che si divertivano a buttarla in bagarre politica, facendo propaganda, cercando di indirizzare il dibattito o di dare connotazione al gruppo. Senza parlare di coloro che, magari anche in buona fede, ripubblicavano articoli vecchi creando allarmismi o confusione. A noi non interessa, non è quello l’obiettivo».

Filtrare i post è stata una mossa corretta?

«Secondo me sì. Evitiamo che si faccia confusione con fake news o articoli vecchi, evitiamo troll o liti inutili, ed è stata una scelta apprezzata: lo vediamo dall’aumento delle iscrizioni. Ma poi, per citare un dato che mi emoziona e mi commuove, anche molti membri del comitato Vittime del Ponte Morandi ci hanno riconosciuto onestà intellettuale. E anzi, alcuni tra i parenti delle vittime sono anche tra i moderatori. Per noi è un onore. E rafforza la nostra richiesta di chiarezza».

Chiedere genericamente “chiarezza” però è un po’ vago…

«Abbiamo scritto più post in cui spieghiamo le nostre intenzioni: lottare per la memoria delle 43 vittime del viadotto Polcevera e dunque ottenere giustizia per quanto successo a Genova il 14 agosto 2018, non vogliamo lasciare soli i parenti. Ma non solo: vogliamo manifestare civilmente nelle piazze per il diritto di viaggiare sicuri: spostarsi (ma anche confrontarsi con un’azienda enorme come Autostrade) sta diventando una sfida quotidiana, pensiamo di dover tutelare il diritto di poter prendere l’Autostrada in tutta sicurezza e di arrivare alla meta in tempi ragionevoli. Infine, per quanto riguarda la class action che molti ci chiedono, ci stiamo informando ma non è facile. In Italia è una procedura molto complicata, bisogna valutare l’iter burocratico, i costi, e gli eventuali risultati che si potranno ottenere. Crediamo molto nel potere della comunità, nel senso di giustizia, nell’etica. Sappiamo che alcune battaglie possono essere portate avanti solo se ci costituiamo come comitato, e dunque stiamo affrontando le varie pratiche per fondarlo».

È da settimane che si discute sulla revoca o meno delle concessioni ad Autostrade. Voi che posizione avete?

«Non prendiamo posizione: nel gruppo ci sono così tante persone con così tante idee diverse che schierarsi è impossibile. Noi chiediamo semplicemente una cosa sola, è questa la nostra battaglia e su questo saremo inflessibili: il diritto di spostarsi in tutta sicurezza in autostrada».

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