Cartello contro i “falsi invalidi” sull’auto della famiglia di un piccolo malato: la denuncia di TuttiperAtta

Un cartello contro i “falsi invalidi” che occupano parcheggi riservati ai portatori di handicap: peccato che l’auto in questione fosse della famiglia di un piccolo malato grave paziente del Gaslini, ospitato nelle Case di Atta, ad Arenzano, con tanto di regolare contrassegno.

Capita così – nell’era dei giudizi veloci e “sparati” senza riflessione – che un piccolo malato, magari perché visto in piedi “sulle sue gambe”, possa essere confuso in fretta e furia con “falso invalido”, e dunque da condannare. Poco importa che le cartelle cliniche raccontino una storia di sofferenza che solo chi ha provato sulla sua pelle può capire.

E dunque sull’auto della famiglia di uno degli ospiti delle Case di Atta è comparso un cartello con su scritto “ai falsi invalidi auguro di coronare il loro sogno”.

A denunciare il fatto, Alessandra Tegaldo, la mamma di Agata, “Atta”, sulla pagina dell’associazione TuttiperAtta.

Ecco il testo:

“Sono la mamma di Agata.
Scrivo personalmente sulla pagina dell’associazione per denunciare un gesto “ignorante” (nel senso letterale del termine) che è stato fatto in questi giorni ad Arenzano.
Quando la nostra bambina era in vita, avevamo il contrassegno da disabili: Agata era in grado di camminare ma, sicuramente, nel periodo delle terapie (chemio, radio, ecc.), la sua debolezza non le permetteva di essere sufficientemente forte per affrontare anche pochi metri di strada e, così, un medico competente era venuto a casa a visitarla per poi dare il suo parere favorevole.
Un giorno, tornando in macchina, parcheggiata in un posto per disabili con contrassegno regolarmente esposto, dopo un giro con tutta la famiglia compresa Agata, abbiamo ritrovato la portiera segnata da una chiave per tutta la lunghezza e un asterisco, una specie di scarabocchio, anche questo fatto con qualche oggetto appuntito sullo sportelletto della benzina.
Qualcuno aveva reputato che il fatto che occupassimo un parcheggio per disabili non fosse un nostro diritto ma una nostra colpa, ovviamente da punire.
Ricordo ancora l’amarezza che ho provato, quel giorno, per quel gesto così presuntuosamente sentenziatorio.
Nelle “case di Atta” stiamo ospitando, come quasi tutti sapete, famiglie di bimbi ricoverati al Gaslini per patologie gravi, muniti spesso di contrassegno disabili.
Oggi una famiglia ospite si è ritrovata questo cartello.
Invito la persona che ha lasciato il foglio sulla macchina a contattarmi: sarò lieta, nei prossimi giorni, di accompagnarla a fare un giro in qualche reparto dell’ospedale Gaslini o, se questo sembra troppo impegnativo, a trascorrere una giornata in compagnia della famiglia verso cui si è espresso, così, poi, parleremo di sogni, se ne rimangono.”