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Congresso ANPI Arenzano 27 febbraio 2016

CONGRESSO DELLA SEZIONE “16 GIUGNO 1944” 

Arenzano 27 Febbraio 2016

Relazione del Presidente

Introduzione

 

Cari Amici, cari Compagni,

Questo Congresso si pone in continuità con il precedente del 2011 che aveva come tema “Una nuova stagione per l’ANPI”.

Possiamo dire che la missione si sta compiendo.

Con l’irrinunciabile ringiovanimento, stiamo vivendo la trasformazione della nostra Associazione in un soggetto che, pur rimanendo fedele alle sue origini e alle sue tradizioni, è sempre più attento alle probematiche sociali in atto nella realtà dell’oggi.

In questo sta il senso della partecipazione dell’ANPI a varie iniziative, anche promosse da altri soggetti, che hanno a tema la difesa dei diritti e delle libertà, della democrazia e della legalità.

 

La situazione internazionale

 

il quadro mondiale purtroppo è caratterizzato da un espandersi dei teatri di guerra, al punto che il Papa si è spinto sino a parlare di terza guerra mondiale.

L’esplosione dei peggiori fondamentalismi in una situazione di crisi diffusa (sociale, economica, politica) ha favorito il ritorno a egoismi nazionali , a volontà separatiste, a chiusure.

Si rivedono spinte nazionaliste che spesso sconfinano nel razzismo che vanno a favorire l’affermarsi di movimenti di destra sfacciatamente neonazisti e chiaramente fascisti.

Oggi Ungheria e Polonia sono governate dalla peggiore destra, di destra sono i governi di Paesi socialmente avanzati, di chiara tradizione damocratica quali l’Olanda, la Norvegia, l’Islanda, la Finlandia; in Francia la destra lepenista ha aumentato il peso politico, in Grecia, i gruppo parlamentare Alba Dorata si richiama pubblicamente al nazismo.

Un po’ ovunque, antipolitica, populismo, sentimenti antieuropei, parlano alla pancia della gente con un linguaggio rozzo e tendono a minare la stabilità delle istituzioni.

L’Unione Europea, dal canto suo, sta vivendo una fase involutiva.

Il processo federativo è minato da miopi politiche economiche basate sul rigore e dalla contemporanea mancanza di investimenti per la crescita e lo sviluppo.

In Europa, come in tutto l’occidente, si è affermato un liberismo sfrenato che di fatto favorisce le guerre e l’incremento delle diseguaglianze sociali.

Così i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri crescono di numero e in povertà.

Figlio di questa situazione è il problema dei migranti.

L’ANPI, per sua stessa natura, non può essere insensibile di fronte a 60 milioni di persone costrette a fuggire dalla guerra, dalla povertà, dalla fame e dalla paura.

Non ci nascondiamo i problemi connessi.

Vediamo quotidianamente il diffuso senso di insicurezza e di timore.

Tuttavia la storia insegna che muri e filo spinato non sono mai serviti a fermare i flussi migratori di chi non ha più nulla da perdere ed è in cerca di una speranza di futuro.

Il problema è enorme e non può essere affrontato e risolto da singoli paesi, non esistono soluzioni semplici per problemi complessi.

Occorrono politiche, coordinate a livello europeo, di accoglienza ed integrazione che si richiamino ad un alto valore di solidarietà nel senso che l’impegno e l’onere sia suddiviso equamente fra tutti i paesi membri perché non si risolve un problema collettivo con soluzioni individuali

Non dimentichiamo mai che i germi delle peggiori dittature proliferano laddove si alimentano paure e rifiuti, dove crescono razzismo e xenofobia.

Volere la pace non significa solo non fare la guerra, ma vuol dire costante ricerca della pace sociale, del benessere diffuso, difesa dei diritti in un contesto di eguaglianza sostanziale.

Che è poi quanto vuole la nostra Costituzione.

È giusto che l’ANPI, su questi delicati temi, contribuisca a sensibilizzare un vasto movimento popolare.

 

La situazione italiana

 

Sulle macerie dei disvalori del berlusconismo, si è innestata una destra tanto becera quanto pericolosa, con chiari connotati razzisti e xenofobi.

Siamo passati da un governo di tecnici che ci ha regalato gli esodati e i tagli allo stato sociale, all’attuale governo sulle cui riforme l’ANPI si è ripetutamente espressa negativamente.

Con la riforma del lavoro si è sancito di fatto che questa Repubblica non corrisponde al modello costituzionale che vuole sullo stesso piano capitale e lavoro.

È venuto meno il concetto di lavoro quale pilastro portante del sistema sociale.

Il lavoro non è più un diritto, è stato trasformato in una merce qualsiasi ed in quanto tale soggetto all’andamento del mercato.

Preoccupa la nuova legge elettorale che consentirà ad una lista che abbia conseguito il 40% dei voti, di vincere le elezioni, e di governare grazie ad un consistente premio di maggioranza.

Il Primo Ministro così eletto si troverebbe nella condizione di essere il padrone di un Parlamento di fatto monocamerale, composto in larghissima misura da fedelissimi nominati.

Per l’ANPI questo combinato disposto equivale ad un vero e proprio vulnus del sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione fino a diventare una questione di democrazia, in quanto di riducono gli spazi di rappresentanza e si ledono i diritti dei cittadini.

In proposito vogliamo essere assolutamente chiari.

Rigettiamo con decisione qualsiasi accusa di conservatorismo, di mancanza di volontà riformatrice.

Abbiamo la convinzione che la Costituzione vada certamente aggiornata, ma non può essere stravolta.

Ne vanno mantenuti non solo i principi e i valori fondamentali, ma anche la prevalenza del sistema parlamentare, nonché il livello di controllo del potere legislativo sull’esecutivo.

Si poteva superare il bicameralismo perfetto intervenendo anche sui costi, ma si poteva agire ben diversamente diversificando i compiti di Camera e Senato, mantenendo inalterato lo spirito costituente e diminuendo drasticamente il numero dei parlamentari.

Per quanto attiene la legge elettorale bisognerà vedere come si esprimerà la Corte Costituzionale presso la quale sono pendenti ricorsi di incostituzionalità.

Riguardo alla riforma del Senato, adesso la parola spetta al popolo che dovrà esprimersi liberamente, senza pressioni e soprattutto senza ricatti.

La Costituzione prevede che qualora le riforme non siano approvate da una maggioranza di due terzi, come in questo caso, si debba indire un referendum per chiedere ai cittadini se approvano o meno le modifiche apportate.

Questo è il quesito, non altro.

Trasformare il referendum in un pronunciamento pro o contro il Primo Ministro e il suo Governo è una forzatura inaccettabile.

Giova ricordare che quando i cittadini bocciarono la riforma voluta dall’allora ministro Calderoli, il governo Berlusconi subì la decisione popolare ma non si dimise affatto.

C’è da augurarsi che l’attuale Capo del Governo se sconfitto, segua il medesimo esempio, rispettando l’esito della consultazione senza trascinare il paese in avventure elettorali.

L’ANPI ha deciso di aderire ai costituendi Comitati referendari per il “NO”, all’interno dei quali la nostra associazione deve mantenere autonomia e piena libertà di azione e di giudizio.

Decisione non facile in quanto siamo consapevoli che al nostro interno le posizioni sono differenziate.

Ma è una decisione coerente con le posizioni tenute in questi due anni.

In questo caso la parola chiave è “rispetto”.

Rispetto per le opinioni dei singoli iscritti che dissentono dalla posizione ufficiale della nostra associazione, rispetto per la decisione unanime del Consiglio Nazionale dell’ANPI di aderire alla campagna per il “NO” al referendum costituzionale.

 

La politica

 

Duole dirlo, ma oggi i partiti non stanno dando un bello spettacolo.

Spesso i dibattiti parlamentari si svolgono in aule vuote, al punto che il presidente emerito Napolitano ha richiamato tutti ad un maggior impegno.

Nelle regioni si susseguono gli scandali, numerosi sono gli indagati, non pochi gli arrestati.

La corruzione, le spese pazze, un diffuso senso di impunità, l’andirivieni trasformistico di parlamentari da un gruppo all’altro, rendono le istituzioni ben poco credibili.

Il continuo ricorso alla decretazione d’urgenza e ai conseguenti voti di fiducia, soffoca il dibattito parlamentare, annulla il confronto.

Ancor più deprecabili sono le connessioni tra politica, malaffare e delinquenza organizzata che rendono le istituzioni permeabili alle infiltrazioni mafiose.

I partiti sono assolutamente necessari, ma devono corrispondere ai connotati previsti dall’art. 49 della Costituzione.

Solo così essi rappresentano una garanzia democratica.

Quindi per i partiti è necessario un profondo cambiamento che recuperi quel rigore morale necessario per adempiere alla finalità di perseguire l’interesse e il bene comune.

La questione morale va riproposta con forza perché il deficit di fiducia è altissimo e preoccupante, a tutto vantaggio dell’antipolitica, del qualunquismo e dell’astensione dal voto.

Vorrà pure dire qualcosa se il partito del non voto è il primo in Italia.

 

Ruolo e compiti dell’ANPI

 

In questo contesto quale diventa il ruolo nella società italiana della nostra Associazione.

Lo abbiamo detto più volte ma giova ripeterlo.

L’ANPI non è un partito e nemmeno un sindacato.

Non lo è, non può esserlo, non vuole neppure esserlo.

Ciò non significa che l’ANPI non debba avere opinioni o non si debba esprimere sui più importanti temi politici.

Per svolgere i suoi compiti, per affermare il suo ruolo, l’ANPI deve essere prima di tutto fedele a se stessa.

Ha tradizione, identità, principi, valori.

Ha memoria di ciò che è stato, di come e perché siamo qui.

Abbiamo ben chiaro a chi dobbiamo la libertà, la democrazia.

Tuttavia non viviamo con la testa voltata all’indietro.

Memoria e ricordo del passato hanno senso soprattutto se messe al servizio del presente per costruire il futuro.

Sempre orgogliosi di ciò che è stato ma mai inutilmente conservatori.

È quindi nella consapevolezza dell’oggi e con la prospettiva del domani che l’ANPI si impegna sui grandi temi: la memoria, la pace, il superamento delle diseguaglianze, la difesa della Costituzione e la sua integrale applicazione, l’antifascismo.

Così come sui temi più stringenti, la legalità, la difesa dei diritti, la libertà e il pluralismo nell’informazione, la scuola, la giustizia, l’equità, la solidarietà.

L’ANPI, nella società, vuole avere un ruolo di coscienza critica, ed intende svolgerlo con rigore, serietà e in piena autonomia.

Per noi non possono esistere governi amici o nemici.

Esistono governi che compiono delle scelte e che per quelle vanno giudicati, tenendo conto solo dei fatti e dei comportamenti, senza pregiudizi.

E sempre nel rispetto delle istituzioni, pretendendo da esse medesimo rispetto.

Va inoltre confermato l’impegno per il rinnovamento e il ringiovanimento.

Un percorso vitale che guarda al futuro e ai giovani che del futuro devono essere i costruttori e ai quali vanno date le nostre esperienze affinchè non si ripetano gli errori.

Insomma, come sempre, ci aspetta un lavoro impegnativo.

Un lavoro che siamo disposti a condividere con altri perché c’è bisogno di unire le forze per informare cittadini spesso distratti, indifferenti, disinformati.

O, peggio, sfiduciati.

Ma facendo attenzione alle cattive compagnie, a coloro che non perseguono un interesse comune ma intendono utilizzare strumentalmente il buon nome dell’ANPI per proprie finalità di bottega.

Nessuna confusione con chi nei fatti non condivide i nostri principi, i nostri valori.

Nessuna condivisione con chi ha un diverso modo di intendere la libertà, l’uguaglianza e la democrazia.

Questo vale a livello nazionale, questo deve valere anche qui ad Arenzano.

Nessuna malintesa superiorità, ma il consapevole orgoglio di essere l’ANPI, l’associazione che ha radunato in sé coloro che hanno affrancato l’Italia dalle vergogne del fascismo e che hanno regalato a questo paese il frutto migliore della Resistenza.

La Costituzione della Repubblica.

Orazio Lo Crasto

 

 

 

 

 

 

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