Coronavirus, 95 nuovi positivi in Liguria: perché è il momento di (tornare a) essere responsabili

di Valentina Bocchino

Non è terrorismo mediatico, né la volontà di impaurire i lettori per qualche strano o oscuro motivo. È realismo: i numeri parlano da soli. E rilevano che in Liguria, se a luglio gioivamo per il primo (e unico) giorno a zero contagi, oggi ci sono 95 nuovi positivi, un numero che non tornava ad alzarsi in questo modo ormai da un po’ di tempo. 

Sempre nella nostra regione, 61 ospedalizzati di cui 7 in terapia intensiva. Registrato il decesso di un uomo di 89 anni. Alla Spezia dove si contano 45 nuovi positivi – e dove è stato riscontrato un cluster in una comunità dominicana, originato pare durante una festa – un’ordinanza regionale ha imposto l’obbligo di indossare la mascherina ovunque e sempre, 24 ore su 24, fino al 13 settembre. Ma anche i numeri della provincia di Genova sono alti, con 44 casi in Asl 3.

Ora, c’è bisogno di terrorizzarsi, di chiudersi in casa, di smettere di vivere? No. C’è bisogno di essere responsabili e rispettare le regole oggi più che mai? Sì. Perché è l’unico modo per fermare i contagi, e impedire una nuova chiusura che sarebbe davvero deleteria per tutti. Ma che, se serve per tutelare la salute dei cittadini, potrebbe anche arrivare. La curva sta risalendo in tutta Italia: il picco lo abbiamo toccato a marzo con più di 6mila nuovi positivi al giorno, oggi siamo a 1700. Vi sembra poco? A luglio eravamo intorno a 140 nuovi positivi, si è aggiunto uno zero e qualcosa di più in due mesi. Il numero dei decessi per fortuna è basso, ma ammalarsi di Covid-19 comunque non è una “passeggiata”, lo dicono i molti testimoni che hanno toccato con mano. Dunque perché rischiare? La curva può scendere di nuovo, o tornare risalire con la famosa “seconda ondata” che alcuni hanno previsto: molto dipende da noi.

Ci sono tanti cittadini che, pur uscendo, trovandosi in compagnia, andando nei locali, divertendosi, hanno rispettato e rispettano le regole. Insomma, continuano a vivere, rispettando le regole che comporta questa speciale emergenza sanitaria: mascherina al chiuso, distanziamento sociale, e mascherina anche all’aperto se non si riesce a rispettare il distanziamento. Quest’ultima, in particolare, è una precauzione che molti tendono a dimenticare: la mascherina si può togliere all’aperto, ma solo se si è distanziati a dovere. Siamo dunque condannati a indossare la mascherina? No, basta stare distanti il giusto. Certo, è un’estate particolare, indossare la mascherina non è come stare senza, fa caldo, è una noia mortale, ma cerchiamo di portare pazienza e pensiamo al fatto che se non prendiamo le dovute precauzioni potremmo ammalarci senza accorgercene e, da asintomatici, trasmettere il virus magari alle fasce deboli. Pensiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni (magari malati, o deboli), ai nostri bambini. Pensiamo anche a noi stessi che potremmo essere in particolari condizioni immunitarie – magari senza esserne consapevoli – che ci rendono più fragili.

Le cronache mondane di questi giorni sottolineano che anche chi si credeva “immune” e al di sopra delle regole può essere contagiato. Ci vuole uno sforzo di responsabilità da parte di tutti, e anche da parte dei titolari degli esercizi commerciali: la mascherina va indossata sempre (a maggior ragione se si lavora nel ramo della ristorazione), e va indossata correttamente a coprire anche il naso. Pensiamo a tutti coloro che hanno chiuso la propria attività durante il lockdown, patendo enormi disagi: vogliamo davvero tornare a chiudere tutti (o comunque intere aree) per colpa di pochi disattenti? Per questo servono anche controlli: non per punire, non siamo tutti “sadici”, ma per prevenire.

Certo, gettare la responsabilità addosso alle scelte politiche a qualsiasi livello è molto facile: ma quanto è stato facile anche vedere persone che – mentre lo facevano – abbandonavano al contempo ogni precauzione. E poco importa se risalgono i positivi: ci sarà sempre qualcun (altro) a cui dare la colpa. 

Per questo serve uno sforzo di responsabilità, la prima ondata l’abbiamo già vissuta, sappiamo come si trasmette il virus, sappiamo anche quanto può essere pericoloso se riprende potenza. Anche Arenzano e Cogoleto hanno avuto i loro contagi. E i loro lutti (anche di persone che non presentavano comorbità). Non viviamo nel terrore: viviamo nelle regole, e non dimentichiamo così in fretta.

Il dettaglio dei nuovi positivi oggi:

2 ASL 1 di cui:
1 contatto di caso
1 attività di screening

 
4 ASL2 di cui:      
1 rsa
3 attività di screening

 
44 ASL3 di cui:
6 contatto di caso
5 accesso ospedale
2 casi pediatrici (figlio e mamma)
21 attività di screening
10 rsa

45 ASL5 di cui:      
26 contatti di caso
19 attività di screening