Coronavirus, il Sipario Strappato chiude fino al 3 aprile: «Sosteneteci quando riapriremo!»

Con l’amaro in bocca e il cuore pesante, Sara Damonte, direttore artistico del Sipario Strappato di Arenzano, ha deciso di sospendere l’attività del teatro fino al 3 aprile, data in cui terminano – fino a nuovo ordine – le misure speciali indicate nel decreto del 4 marzo 2020.

Non è l’unico teatro ad adottare questa misura: a Genova ci sono il Carlo Felice, il Govi, il Teatro della Tosse, dell’Ortica, e altri se ne aggiungeranno probabilmente nelle prossime ore. 

Ma d’altronde il decreto parla chiaro: sono sospesi gli eventi (anche quelli cinematografici e teatrali) che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. E la responsabilità delle scelte (importanti, in un momento come questo) ricade sulle spalle dei teatri che potrebbero sì tenere aperte le strutture, ma facendo entrare poche persone e facendole sedere lontane tra di loro. Dunque si partirebbe già con un numero di biglietti ridotto rispetto al previsto, di conseguenza con un minore introito. E attenzione anche a non stare troppo vicini per le scale, o in ascensore. A completare il quadro delle difficoltà, in un clima di “psicosi collettiva”, c’è sicuramente il fatto che è complicato invogliare le persone ad andare a teatro proprio adesso, anche se vengono garantite le distanze di sicurezza. Insomma, il gioco vale la candela?

«Non sembra che ci siano molte opzioni» dice Sara Damonte, direttore artistico del teatro arenzanese. Il suo telefono oggi è “bollente”, poiché tutte le compagnie in prorgramma la stanno chiamando per confrontarsi e sapere il da farsi. «Tenere aperto rispettando le distanze è un finto escamotage, la gente è molto preoccupata in questo momento, non verrebbe in ogni caso».

Il danno è grande anche forse ora non se ne ha ancora la percezione: «Adesso siamo chiusi, ma il problema verrà dopo. Adesso la pressione psicologica è forte: siamo tutti preoccupati per la salute, ed è giusto salvaguardarla, ma dopo bisognerà lavorare duramente per far tornare alla gente la voglia di uscire, di andare a teatro, di ricominciare con la vita sociale. Dopo aver curato il corpo, bisognerà curare e guarire testa e cuore, e in questo solo la cultura può aiutare, perché è un balsamo per le ferite dell’anima. Ma siamo in forte difficoltà, non lo nego: il teatro è chiuso così come la scuola di recitazione ma gli affitti, le utenze, le tasse le paghiamo lo stesso. Ci affidiamo ai cittadini di Arenzano e ai nostri abituali spettatori che vengono anche da fuori: dopo il 3 aprile aiutateci a ripartire, sostenete il vostro teatro, venite ad assistere ai nostri spettacoli!».

Ci sarà un modo per recuperare gli spettacoli persi da qui al 3 aprile? «Il nostro cartellone è pieno fino a metà giugno, possiamo vedere di ritagliarci dello spazio nel mentre, altrimenti rimandiamo alla prossima stagione, ma sarebbe davvero un peccato. Dietro ogni spettacolo c’è un grande dispendio di energie, un grande sforzo per organizzare tutto, è davvero triste essere costretti ad annullare tanti spettacoli». 

Sara non nasconde l’amarezza anche nei confronti di un’Italia che si dimentica spesso la cultura, e si sfoga: «La prima versione del decreto manco citava gli eventi teatrali. Siamo sempre considerati per ultimi, e molte persone quando sentono che ci occupiamo di teatro ci rispondono “Sì, ma poi il tuo vero lavoro qual è?”. Eppure la cultura dovrebbe essere il cuore di questo Paese. Il teatro è così bello, specie nei momenti difficili: aiuta a distrarsi, ad entrare per un po’ in un’altra dimensione, aiuta anche a porsi delle domande, a interrogarsi, a riflettere divertendosi. È un vero balsamo per il cuore».