Fake news e bufale ai tempi del coronavirus: 10 ‘trucchi’ per smascherarle

di Valentina Bocchino

Soprattutto in questi tempi di coronavirus, ansia e preoccupazione possono contribuire alla diffusione di fake news sul web e sui social. Queste bufale sono molto pericolose sempre ma a maggior ragione durante un’epidemia come questa, in quanto veicolano informazioni non corrette e possono generare facilmente panico o indurci a comportamenti sbagliati.

Dunque come proteggerci?

Cronache Ponentine aveva già pubblicato una breve guida tempo fa: la ripubblichiamo aggiornata, su invito di alcuni nostri lettori, nella speranza di contribuire a sensibilizzare maggiormente le persone alla diffusione di materiale verificato.

La regola numero zero – alla base di tutto questo elenco – è naturalmente evitare di condividere qualsiasi cosa sui social network senza aver speso più di 30 secondi per ragionarci sopra: leggiamo bene titoli, autori, contenuti (sì, anche i contenuti, non solo i titoli) e fonti. E poi, ovviamente, usiamo il buonsenso. A darci una mano, tra l’altro, intervengono numerosi siti di fact-checking come Bufale.net nati apposta per verificare le numerose fake che dilagano sul web.

Come segnalare le fake news alla Polizia di Stato

1 Come si chiama il sito da cui proviene la notizia? Il primo controllo da fare è sulla fonte. Esistono una miriade di siti “acchiappaclic”, in genere si riconoscono perché il vero obiettivo non è fare informazione bensì catturare l’attenzione in modo plateale e allarmistico, magari tirando in ballo strampalati complotti con titoli roboanti su “tutto quello che non ci viene detto”.

2 Gli autori ci mettono la faccia (e la firma)? In genere i siti che diffondono bufale non pubblicano i nomi degli autori, ed è molto difficile che esista una sezione relativa ai contatti con dati attendibili. Insomma, su questi siti spesso non si riesce a risalire a informazioni su chi scrive, sulla direzione e sulla proprietà. Se poi i nomi ci sono ma siete comunque in dubbio, meglio fare una ricerca su Google.

3 Cercate su Google News la stessa notizia: la trovate? Se una notizia vi sembra incredibile e avete il sospetto che si tratti di una bufala, potete andare su “Google News” (o su qualsiasi altro aggregatore di notizie) e cercare l’argomento in questione tra le testate giornalistiche verificate dal motore di ricerca, indice di affidabilità. 

4 Articoli con palesi errori. A volte, leggendo un articolo “sospetto”, ci si può rendere facilmente conto che la notizia è una bufala, a causa degli evidenti errori grammaticali od ortografici contenuti in esso, e che vanno ben al di là del banale “refuso” di chi per mestiere digita (a volte troppo velocemente) sulla tastiera. La notizia, poi, può contenere altre bufale ancora meno credibili (se la bufala riguarda, ad esempio il Parlamento Italiano, e  nel testo viene spiegato che la sede è a Madrid, evidentemente c’è qualcosa che non quadra).

5Diffidare dei messaggi vocali e delle “catene”. Ricorderemo tutti che all’inizio di questa emergenza (ma era capitato già altre volte in precedenza) circolavano messaggi vocali allarmistici su WhatsApp: di chi erano questi messaggi? Come facciamo a essere sicuri della loro autenticità? Spesso chi li condivide non ha la risposta perché è tutto materiale che proviene da altri contatti ancora, finendo in una “spirale” in cui è molto difficile rintracciare e verificare l’autore reale (che se avesse in mano determinati argomenti dovrebbe rivolgersi alle autorità più che alle chat). Diffidare dunque di messaggi vocali (ma anche post o catene) che spesso partono da falsi esperti o falsi testimoni diretti di un determinato fatto.

6 Gli screenshot sono stati manomessi? A volte girano screenshot con informazioni importanti. Ma sappiamo anche che gli screenshot non sono altro che immagini che possono essere anche facilmente ritoccate. Spesso, per verificarne l’autenticità, basta guardarle con attenzione: “cancellature” bianche, testo scritto con caratteri diversi o di dimensioni differenti, errori grossolani, disattenzioni che svelano subito il fatto che ci troviamo davanti a un fake.

7 «Questa mi pare di averla già sentita…». Molte bufale rimangono immutate, e vengono proposte e riproposte con il tempo. Magari con qualche opportuna modifica dettata dai tempi, ma quante volte abbiamo già sentito della notizia, ad esempio, dei «parlamentari che stanotte si sono aumentati lo stipendio all’insaputa di tutti»? Anche in questo caso i motori di ricerca si rivelano molto utili.

8 Attenzione alla data! Occhio a non condividere notizie vere, ma vecchie. Controllate sempre la data degli articoli che condividete (dimostrando anche che li avete aperti e letti).

9 Chiedete lumi ai diretti interessati o alle forze dell’ordine. Raccolte fondi dubbie? Avvisi sospetti che annunciano l’arrivo a casa di personale sanitario che effettuerà i tamponi? In questo caso meglio diffidare e rivolgersi ai diretti interessati o alle forze dell’ordine, che sapranno dirvi quali informazioni sono vere. E comunque no, nessun operatore sanitario si presenta “a sorpresa” nelle case per effettuare visite, controlli o tamponi.

10 Il buonsenso che non guasta mai: tempo fa circolava un’immagine ritoccata che – sovrapponendo abilmente la spalla di una persona e un baccello contenente semi di fiore del loto – ricreava una spaventosa eruzione cutanea dovuta all’uso della crema idratante di una marca molto nota. Il fotomontaggio si poteva facilmente smascherare anche solo per il fatto che nessuna crema – per quanto irritante – produrrebbe mai un effetto così “fantascientifico”, con la formazione di un vero e proprio esoscheletro. Eppure è stato condiviso da migliaia di utenti terrorizzati. Oppure basti pensare a tutti quegli articoli che parlano di rimedi semplici ma portentosi per guarire dal coronavirus oggi, oppure dal cancro ieri. Nulla da fare: il buonsenso è – come sempre – la migliore guida. E diffidiamo di chi rivela verità che nessun altro vuole dire, soprattutto se non lo conosciamo. Nel migliore dei casi si tratta di persone ingenue e disinformate, nel peggiore di delinquenti.

Ricordiamo anche che i responsabili della creazione e circolazione delle fake news rischiano denunce e pene severe. Basta dare un’occhiata al sito della Polizia Postale per vedere che gli agenti sono sempre al lavoro per smascherare le bufale.