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FOTO – Treni “impossibili”: «Ammassati come sardine, altro che distanziamento»

Raccogliamo da giorni diverse testimonianze di pendolari del territorio che, purtroppo, constatano che il distanziamento sociale sui treni regionali – necessario ad evitare il contagio da coronavirus – sia ormai una pia illusione.

V. F., in una lettera firmata, ci invia le fotografie che vedete, e ci scrive la sua testimonianza: «Domenica pomeriggio sono partita alle 17.33 dalla stazione di Arenzano, direzione Genova. Appena salita, la situazione si presentava già al limite del rispetto del distanziamento sociale previsto anche dal regolamento appeso all’ingresso di ogni vagone.  […] Prima fermata, Vesima: i due vagoni che riuscivo a vedere dalla mia postazione (ma presumo anche il resto del treno), si sono riempiti di persone lungo i corridoio, su entrambi i piani. Nelle due fermate successive, Voltri e Pra’, non c’era decisamente più spazio nè ovviamente la distanza prevista dalle vigenti norme sanitarie. Le foto mostrano come è ripartito il treno da Pegli. E la quantità di gente che si è accalcata alla fermata sotterranea di Genova Principe. Le persone sulla pensilina hanno continuato a salire e nessuno è intervenuto a fermarle o a invitarle a prendere il treno successivo. Data la situazione delle autostrade, credo che questo episodio si ripeterà anche nei prossimi fine settimana».

Anche D.R., sempre in una lettera firmata, ci scrive: «Già nel fine settimana le corse sono ridotte; domenica, a causa del rientro “balneare”, voler prendere un treno era praticamente impraticabile. Ritardi dalla mezz’ora all’ora se non maggiori, soppressioni, e soprattutto – parlo perlomeno per la stazione di Arenzano che ho visto coi miei occhi – una calca incredibile. E i treni ovviamente stracolmi, con buona pace delle norme igieniche che dovrebbero essere in vigore. Si è tanto parlato di occasioni di cambiamento positivo che ci ha fornito un periodo eccezionale come questo: potenziare il trasporto pubblico, più sostenibile e meno inquinante, credo che dovrebbe essere una priorità assoluta. e invece non si sta facendo quasi nulla».

E ancora P.L. a commentare la situazione del weekend: «Ammassati come sardine, altro che distanziamento»

La situazione dei treni regionali

Cosa sta succedendo? Ovviamente con tutto il putiferio che riguarda autostrade e strade statali, sono per forza di cose molto aumentate le persone che decidono di prendere il treno

Fino a qualche settimana fa, i ritardi sulla rete ferroviaria ligure non si contavano perché per far rispettare il distanziamento (non ci si poteva sedere su tutti i posti a disposizione, nè stare in piedi) i controllori erano costretti a far scendere molti passeggeri. Tra chi scendeva, chi non si rassegnava, chi protestava. E chi prendeva a insulti e sputi il capotreno (è successo a metà giugno a Genova).

A fine giugno, un’ordinanza del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti ha consentito sui treni regionali la ripresa “a pieno carico”, togliendo l’obbligo di distanziamento fisico per i posti a sedere. Dunque sui treni regionali ci si può sedere in tutti i posti.

Altra questione per i posti in piedi poiché, come vediamo dalle foto, non viene rispettato nessun distanziamento, nonostante i cartelli che lo raccomandano, e più volte i sindacati hanno chiesto a Regione e Trenitalia di lavorare per aumentare ulteriormente il servizio e il personale a terra e bordo per gestire la situazione.

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