Linea diretta con la Salute – L’ictus: come si previene e come si tratta

Dottor Jean Pierre Candido

Responsabile del Raggruppamento di Chirurgia Generale della Casa di Cura “Sedes Sapientiae” di Torino

Diplomato in Chirurgia Vascolare presso la Facoltà di Parigi

Membre de la Société Française de Chirurgie Vasculaire

Specialista in Chirurgia Generale

Specialista in Chirurgia Vascolare presso la Facoltà di Parigi

Omeopata ed Omotossicologo

www.dottorcandido.com

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Studi:

– “Casa di Cura Sedes Sapientiae” via G.Bidone,31 – 10125 Torino tel.011.46.77.800

– Via Sauli Pallavicino 54 (interno cortile Farmacia) – 16011 ARENZANO (GE) tel.335.661.66.90

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Abbiamo detto nell’articolo precedente che una volta avvenuto un Ictus (con tanto di sintomi descritti nel precedente articolo), questo può regredire nelle ore successive. La cosa però non dev’essere presa sotto gamba poiché abbiamo detto che, nell’arco delle 24 ore successive potrebbe ripetersi lo stesso Ictus ma in forma ben più grave.

In medicina abbiamo codificato quattro stadi dell’Ictus così descritti:

–        Stadio”1”: totalmente asintomatico; tramite Ecodoppler si ritrova una lesione carotidea stenosante.

–        Stadio”2”(TIA): attacco ischemico transitorio, con i sintomi classici dell’Ictus presenti ma regrediti nell’arco di 24 ore.

–        Stadio”3”( RIND): deficit neurologici ischemici reversibili, i sintomi sono più gravi ma regredibili completamente in un arco di tempo superiore a 24 ore.

–        Stadio”4”: l’Ictus ha provocato un infarto cerebrale; la zona colpita non potrà mai recuperare e il paziente avrà sequeli permanenti.

Dottore, come si può prevenire l’Ictus?

Anzitutto bisogna correggere i fattori di rischio (già descritti nel capitolo sull’Aterosclerosi degli arti inferiori: fumo, colesterolo, diabete, malattie metaboliche, ipertensione, ecc.). Sorvegliare con attenzione i pazienti affetti da Stenosi carotidee e seguirne attentamente l’evoluzione nel tempo. Trattare medicalmente tutti i fattori di rischio ed utilizzare anti aggreganti piastrinici (Aspirina o altri prodotti a seconda del caso) per rallentare il progresso dell’occlusione; quando il restringimento dell’arteria carotidea supera il 70% il rischio di Ictus è imminente. A questo punto si renderà necessario intervenire chirurgicamente asportando il tratto ristretto (endarteriectomia). In caso di Ictus di origine cardiaca ricorreremo invece ad un trattamento a base di antiaggreganti o  anticoagulanti (Anti vitamina K o Anti X).

Che cos’è l’”Ictus emorragico”?

Al contrario dell’Ictus embolico, è la conseguenza di un’emorragia cerebrale che avviene in seguito ad un repentino rialzo pressorio, oppure è lo scoppio di un vaso sanguigno intracerebrale malformato, mai diagnosticato prima. Questi tipi di Ictus però rappresentano solamente il 15% statistico rispetto alle altre tipologie.

Che cos’è lo”Stenting carotideo”?

Trattasi di un metodo praticato sotto anestesia locale che permette di dilatare le arterie ristrette. Il rischio di emboli cerebrali durante l’esecuzione del procedimento, purtroppo è alto; dev’essere pertanto riservato esclusivamente ai pazienti che non possono essere operati nel modo chirurgico classico (anche la chirurgia classica può oggigiorno essere praticata in anestesia locale,come da trent’anni facciamo a Parigi).

Abbiamo visto in vari capitoli, patologie vascolari piuttosto impegnative, che potrebbero essere tranquillamente evitate non fumando (mi riferisco a quelle non derivanti da malformazioni vascolari, ovviamente). Prossimamente, essendo io Omeopata ed Omotossicologo, tratterò le patologie vascolari mitigabili o risolvibili con l’Omeopatia (che ovviamente non risolve tutto!).

Cito al proposito questo Vostro simpaticissimo proverbio che dice:-“Dùa ciù ùn gotto astronnòu che ùn neuvo!!”.

art. 21 imm 1

 

art. 21 imm 2