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Spunta la foto della costa di Arenzano a coprire l’ingresso dell’ex albergo Miramare

È spuntata una nuova foto a coprire l’ingresso dell’ex albergo Miramare, che purtroppo versa in stato di abbandono ormai da molti anni a due passi dal lungomare di Arenzano.

Inizialmente era stata la giunta di Maria Luisa Biorci a decidere di coprire con un pannello fotografico l’ingresso dell’ex hotel, dal momento in cui c’era chi, di notte, riusciva ad aprire le porte e a rompere i vetri per introdursi all’interno della struttura. Adesso, il nuovo pannello in polionda reca una foto di 2,5 x 12 metri: si tratta di un’immagine di Arenzano vista dal mare, concessa da Paolo Queirolo (Quezzi) con il suo drone, e messa su supporto da Benedetta Damonte, con il logo di Arenzano Turismo e Comune di Arenzano.

«Ho cercato di riqualificare due luoghi con due idee diverse – commenta l’assessore all’Arredo Urbano Giovanna Damonte -. In uno, ai giardini Partigiani d’Italia, ho pensato di dare libero sfogo a un artista come Preglia con 190 metri quadri di murale, nell’altro ho scelto questa foto bellissima di Quezzi chiedendo a Bidi Design di realizzarla su polionda. Nel prossimo futuro riqualificheremo le aiuole di via Bocca e metteremo fioriere in tutto il centro storico, grazie alla commissione turismo che ha deciso di investire sul progetto, e poi continueremo ad abbellire Arenzano».

Una bella immagine che purtroppo cela, dietro di sè, un edificio ormai in stato di degrado avanzato: la proprietà è fallita, e l’ex albergo è finito all’asta, ma già più tentativi di venderlo sono andati in fumo. Il valore economico, seppur abbassato nel tempo, non è ancora evidentemente appetibile. Inoltre, per la vigente legislazione regionale di settore, spiega il vicesindaco Sergio Cortesia su Facebook, non è neppure possibile cambiare la destinazione d’uso di queste strutture, ricadenti in Comuni a vocazione turistica e in ogni caso entro una fascia di 300 metri dalla costa: «Un vero peccato prendere atto che al momento, stante la suddetta limitazione e un valore d’asta alto, non sussistano le condizioni per un’operazione immobiliare economicamente sostenibile».

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